Esulta il sindaco Daniele Laurenzi: «Un risultato importante per la salute pubblica e per l’ambiente». La Regione Abruzzo ha respinto per la seconda volta il progetto di Wash Italia per il depuratore per trattamento di rifiuti liquidi a Nereto, confermando le criticità urbanistiche e ambientali sollevate dal Comune e dai cittadini.
TERAMO – Nuovo stop per la realizzazione del depuratore Wash Italia a Nereto. La Regione Abruzzo ha infatti respinto nuovamente la richiesta di autorizzazione per la realizzazione dell’impianto di trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi proposto dalla società.
Lo ha annunciato il sindaco Daniele Laurenzi, che ha parlato di una «bella notizia per tutta la comunità», sottolineando che «per la seconda volta abbiamo dimostrato, con atti e documenti, che un impianto di questo tipo non è compatibile con il nostro piccolo comune, ricco di scuole, uffici, servizi e attività produttive».
La decisione della Regione arriva dopo mesi di attesa e una lunga vicenda amministrativa e giudiziaria che si trascina dal 2019.
Il progetto, presentato da Wash Italia — azienda tessile che già gestisce internamente reflui liquidi non pericolosi derivanti dalle proprie lavorazioni — prevedeva un ampliamento dell’attività: dall’autogestione dei propri reflui al trattamento di rifiuti liquidi provenienti anche da terzi, nella zona industriale di Nereto, in Val Vibrata.
Una lunga battaglia tra enti e ricorsi
Fin dall’inizio, il Comune di Nereto si è opposto alla realizzazione del depuratore, evidenziando criticità legate alla vicinanza al centro abitato, alla tutela ambientale e alla salute pubblica.
La Soprintendenza aveva inizialmente espresso un parere paesaggistico negativo, seguito poi da un diniego della Regione Abruzzo.
La società proponente aveva impugnato la decisione prima davanti al TAR Abruzzo, che aveva confermato la posizione della Regione, e successivamente al Consiglio di Stato, che nel luglio 2025, con la sentenza n. 5635, aveva annullato il diniego regionale per vizi procedurali: secondo i giudici, la Soprintendenza aveva basato il proprio parere su documentazioni e istruttorie non di propria competenza.
A seguito della sentenza, la Regione aveva convocato una nuova Conferenza dei Servizi il 16 settembre scorso per riavviare l’istruttoria e acquisire pareri aggiornati da Comune, enti tecnici e Soprintendenza.
Le criticità ambientali e urbanistiche
Nel corso della nuova istruttoria, il Comune di Nereto ha ribadito la propria contrarietà, presentando nuove cartografie e osservazioni che dimostrerebbero come l’area individuata per l’impianto sia a meno di 500 metri dal centro abitato, in prossimità di edifici sensibili come scuole, una palestra e il distaccamento dei Vigili del Fuoco.
Tra le preoccupazioni principali, anche la vicinanza al torrente Vibrata, l’impatto paesaggistico e il rischio di un aumento del traffico di mezzi pesanti nella zona industriale.
Il nuovo diniego regionale
Con l’ultima decisione, la Regione ha quindi negato l’autorizzazione ambientale, di fatto bloccando l’iter per la seconda volta. «Abbiamo tutelato l’ambiente e la salute pubblica difendendo la nostra comunità, il torrente Vibrata, il mare Adriatico, il turismo e l’agricoltura», ha dichiarato il sindaco Laurenzi in un post sui social, ringraziando anche il Comitato “Uniti per un futuro pulito e vivibile” per il supporto nella mobilitazione civica.
Il primo cittadino ha precisato che l’Amministrazione continuerà “a vigilare”, auspicando che impianti di questo tipo «vengano realizzati solo in aree lontane dalla popolazione e in contesti industriali adeguati».
Una vicenda ancora aperta
Sebbene il procedimento autorizzativo sia stato nuovamente respinto, non è escluso che la società proponente possa presentare nuovi ricorsi o modifiche progettuali.
La questione, ormai diventata simbolo del dibattito sull’equilibrio tra sviluppo industriale e tutela del territorio, rimane al centro dell’attenzione della comunità vibratiana.