Secondo i dati ISTAT e fonti regionali, circa 160.000 abruzzesi nel 2024 non hanno effettuato visite o esami per liste d’attesa, costi o difficoltà logistiche. La Regione tra le peggiori in Italia.
TERAMO – Cresce il numero di chi in Abruzzo rinuncia alle cure. Secondo le rilevazioni ISTAT, citate nel corso dell’audizione del 6 novembre per la valutazione del Bilancio di previsione dello Stato, il 9,9% degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato a visite, esami o cure mediche a causa di liste d’attesa troppo lunghe, costi elevati o difficoltà logistiche.
In Abruzzo, la percentuale di chi rinuncia alle cure sale fino al 12,6%, una delle più alte d’Italia. Il dato, in aumento rispetto al 7,5% registrato nel 2023, equivale a circa 160.000 persone che, per ragioni economiche o organizzative, non hanno potuto accedere ai servizi sanitari.
Una tendenza che preoccupa
Il fenomeno è stato definito “allarmante” da diversi esponenti politici e sindacali. Il presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, ha parlato di “un segnale drammatico”: «Nel 2024 il 12,6% dei cittadini abruzzesi ha rinunciato a curarsi, con un aumento del 3,7% in un solo anno. È il segno evidente di un sistema sanitario regionale in difficoltà. La Regione è l’unica che può intervenire per razionalizzare ed efficientare la gestione sanitaria, almeno per ridurre il gap con la media nazionale già drammatica».
Dello stesso tenore le parole del capogruppo M5S in Consiglio regionale, Francesco Taglieri, che in un comunicato ha ricordato: «Gli ultimi dati ISTAT mostrano che oltre il 13% degli abruzzesi ha rinunciato a visite ed esami per problemi economici o di accesso. È un segnale d’allarme che conferma il fallimento delle politiche sanitarie regionali nel garantire un diritto costituzionale fondamentale».
Anche l’UGL Salute Abruzzo ha espresso preoccupazione per «un quadro che fotografa la sofferenza crescente dei cittadini e la mancanza di risposte concrete sulle liste d’attesa».
Le cause principali
Secondo gli analisti, le liste d’attesa restano la prima causa della rinuncia alle cure, seguite da motivi economici e dalla difficoltà di spostarsi verso strutture adeguate, in particolare nelle aree interne e montane.
A incidere sono anche le carenze di personale medico e infermieristico, l’età media avanzata degli operatori e la riduzione dell’offerta pubblica di prestazioni specialistiche, che spinge molti cittadini verso il privato o verso la rinuncia totale.
Un diritto in bilico
La rinuncia alle cure rappresenta uno degli indicatori più sensibili del benessere sociale. Gli esperti sottolineano come il dato abruzzese — sopra di quasi tre punti percentuali rispetto alla media italiana — indichi un progressivo indebolimento del diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
«Se il diritto costituzionale alla salute era già minacciato, questa crescita esplosiva deve preoccupare tutti – ha aggiunto D’Angelo – perché è il pilastro del welfare a essere in crisi, e con esso la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».
Le prospettive
Il tema è destinato a diventare centrale nel dibattito politico regionale. Le opposizioni chiedono un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa, mentre dai sindacati arrivano richieste di nuove assunzioni e potenziamento della medicina territoriale.