Il sindaco parla di confusione e penalizzazione del territorio, Paolo Gatti replica: “Nessuna bocciatura, basta allarmismi”. Nel mirino anche il tema del nuovo ospedale e degli ospedali di secondo livello.
TERAMO – Il confronto politico sulla sanità abruzzese si fa sempre più acceso e si allarga dagli atti aziendali delle ASL al futuro del nuovo ospedale di Teramo e al tema degli ospedali di secondo livello. A innescare lo scontro sulla sanità regionale è stato un commento del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, che ha parlato di «confusione imbarazzante» all’interno del centrodestra regionale sulla programmazione sanitaria, a cui ha presto fatto seguito la piccata replica del presidente della V Commissione di Regione Abruzzo Paolo Gatti.
Secondo D’Alberto, il dibattito sugli atti aziendali delle quattro ASL abruzzesi rappresenterebbe l’ennesima prova del fallimento della politica sanitaria regionale. In particolare, il primo cittadino richiama i rilievi dell’Agenzia sanitaria regionale all’atto aziendale della ASL di Teramo, già citati nei giorni scorsi dai consiglieri regionali Rossi e Di Matteo, sostenendo che tali osservazioni potrebbero portare alla bocciatura del documento. Una situazione che, a suo giudizio, deriverebbe da una legge di riordino della rete ospedaliera che penalizzerebbe il territorio teramano, delineando un Abruzzo “diviso in due”.
Alle accuse ha risposto duramente Paolo Gatti, che respinge la ricostruzione parlando di disinformazione e di “allarmismi” ingiustificati. Nella replica, Gatti sostiene che non esista alcuna bocciatura dell’atto aziendale della ASL di Teramo e che, allo stato attuale, nessun atto sia stato approvato o respinto. Gli atti aziendali – chiarisce – saranno valutati e approvati insieme, secondo l’iter amministrativo previsto dalla Giunta regionale, attraverso il confronto tra Agenzia sanitaria regionale e Dipartimento competente, un percorso che richiederà ancora alcune settimane.
Gatti contesta inoltre l’idea di una confusione nella programmazione sanitaria, ricordando che proprio mentre venivano diffuse polemiche politiche si svolgeva una seduta della V Commissione, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì e del capo dipartimento Odio, durante la quale sono stati affrontati nel merito i conti del sistema sanitario regionale. In quella sede – viene sottolineato – è emersa una previsione di disavanzo per il 2025 significativamente inferiore rispetto al 2024, dato che il centrodestra definisce concreto e verificabile.
Lo scontro tra Gatti e D’Alberto sulla sanità regionale si è poi esteso al tema del nuovo ospedale di Teramo. Gatti accusa il sindaco di alimentare paure anche su questo fronte, sostenendo che si stia lavorando per garantire le coperture finanziarie necessarie e annunciando la possibilità, nelle prossime settimane, di ulteriori 10 milioni di euro di finanziamento che si aggiungerebbero ai 120 milioni già destinati all’opera, consentendo l’avvio delle procedure per il primo lotto. Nella replica viene anche evidenziata la differenza tra finanziamenti statali e risorse reperite tramite prestiti, con un chiaro riferimento alle scelte compiute dall’amministrazione comunale teramana.
Altro punto di scontro riguarda la richiesta di riconoscimento dell’ospedale di Teramo come struttura di secondo livello. Gatti ricorda che la normativa nazionale prevede criteri e numeri ben definiti e accusa il Partito Democratico di non avere una posizione unitaria sul tema, con rivendicazioni analoghe provenienti da Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. Una situazione che, secondo il presidente della V Commissione, renderebbe irrealizzabili tali richieste alla luce della legislazione vigente.
Nel finale della replica, Gatti invita a non strumentalizzare un tema delicato come la sanità e richiama l’intervento del consigliere regionale Sandro Mariani, che in Commissione ha chiesto di abbassare i toni. Allo stesso tempo, non manca un riferimento critico al passato ruolo di D’Alberto come presidente del Comitato ristretto dei sindaci della ASL, accusandolo di non aver mai convocato l’organismo nell’ultimo anno di mandato.
Il confronto resta dunque aperto, tra accuse reciproche di propaganda e richiami alla necessità di affrontare la programmazione sanitaria regionale con dati, atti e responsabilità istituzionali, in un contesto che continua a generare forte attenzione e preoccupazione nei territori.