Sulla sicurezza.

Il compito a cui noi tutti siamo chiamati, è quello di salvaguardare e rafforzare la qualità della vita dei cittadini, tenendo presente che il concetto di sicurezza non è univoco, ma differisce in base allo stato sociale e anagrafico di ogni singolo cittadino.

Quando parliamo di politiche per la sicurezza, pertanto, ci riferiamo ad un alto mantenimento della qualità dell’ambiente urbano, delle relazioni sociali, del tessuto economico-produttivo.

Esistono poi le politiche criminali che costituiscono una parte delle politiche per la sicurezza, non sono la politica per la sicurezza.

Da troppi anni viviamo in uno stato di perenne campagna elettorale cavalcando la paura e poi ci si accorge che alle parole non seguono mai fatti e le situazioni peggiorano. Ecco perché noi del PD crediamo sia opportuno lavorare per un piano trasversale, un piano che coinvolga tutte le competenze degli assessori, che sia di ampio respiro. Abbiamo bisogno di un patto, un patto per la sicurezza di Martinsicuro, un piano della città al quale tutto il tessuto socio-economico è chiamato a contribuire.

La sicurezza in città si assicura anche scongiurando la creazione di ghetti. Il fenomeno dell’immigrazione è un fenomeno irreversibile, non si torna indietro. Chi soffia sul fuoco dell’intolleranza compie una azione, oltre che incivile, di forte irresponsabilità. Quello dei flussi migratori è un fenomeno complesso, gestibile attraverso serie politiche di convivenza civile e coesione sociale. La conoscenza della lingua, delle normative che regolano la vita cittadina, la presenza di cittadini stranieri all’interno delle realtà associative locali (sono alcuni degli strumenti utili a favorire la convivenza). Favorire l’integrazione è l’unica strada percorribile.

Bisogna evitare concentrazioni di disagio in specifiche zone della città, andando nella direzione contraria: distribuire per integrare e migliorare i servizi.

Abbiamo bisogno di una opera di riqualificazione dello spazio pubblico, attenta alla dislocazione di servizi e reti commerciali, una puntuale manutenzione delle aree, unite a politiche culturali e di animazione del territorio. Questo garantirebbe una maggiore vivibilità della città, e di conseguenza maggiore sicurezza.

L’imperativo della nostra visione è quello di saper coniugare azione a socializzazione. L’intervento delle forze dell’ordine è auspicabile e necessario ma è meno efficace se non si inserisce in un piano che affianchi a questi interventi di “ordine” una serie di progetti di mediazione culturale, interventi di riqualificazione urbanistica, manutenzione ed arredamento dei luoghi e delle piazze pubbliche, politiche di promozione e offerta aggregative, in particolare quello culturale e, consentiteci, anche quella sportiva. La sicurezza non si esaurisce in un intervento efficace, ma in una rete di interventi che tutti insieme rendono una città vivibile e aperta ad un futuro ricco di prospettive di sviluppo.

Per questo chiediamo la costituzione di una Commissione permanente sulla sicurezza urbana aperta ai presidenti di quartiere, ai presidenti delle associazioni culturali e sportive, associazioni datoriali, sindacati, rappresentanti delle forze dell’ordine, il Sert, dottori, specialisti di settore ecc.. Una commissione che lavori per un patto per la sicurezza di Martinsicuro. Che lavori mensilmente e valuti strategie capaci di arginare il problema e ove possibile risolverlo.

Un patto che consideri la possibilità di rivedere il regolamento della polizia municipale affinché sia ancora di più una polizia di prossimità (vigile di quartiere), che preveda un numero verde per segnalazioni e richiesta informazioni o un punto di ascolto, che implementi azioni per il monitoraggio del territorio, che lavori su progetti di prevenzione sociale dell’insicurezza e della devianza, che valuti interventi di progettazione, riqualificazione e manutenzione finalizzati alla sicurezza e qualità del territorio, che regolamenti un possibile coinvolgimento di volontari da parte della Polizia Municipale (per azioni di prevenzione, per attività di informazione rivolte ai cittadini, attività di educazione stradale ecc..), che pianifichi una serie di controlli delle residenze, che tenga conto di una programmazione futura gestendo la presente con una visione che abbia gli occhi rivolti verso la questione “sicurezza” (PRG, PDCM, ecc), che non preveda costruzione di case da 28mq, un sistema di video sorveglianza adeguato, che lavori sulla mediazione sociale e dei conflitti, che consideri la sicurezza come anche una questione di genere (il 90% dei reati sono commessi da maschi) in quanto la presenza delle donne nello spazio pubblico genera sicurezza, mentre una presenza unicamente maschile, insicurezza. Un patto che ridia tutti gli spazi della libertà a chiunque.  Un patto che ridia valore al ruolo dell’associazionismo, sostenendolo attraverso collaborazioni che generino animazione sociale del territorio in senso ampio su temi diversi quali la mediazione dei conflitti, la prevenzione del disagio giovanile, il dialogo interculturale ecc.

Un patto che affronti la questione tossicodipendenza e prostituzione con i giusti occhi. Premesso che la repressione dello spaccio e il contrasto allo sfruttamento della prostituzione sono di stretta competenza delle forze dell’ordine, il lavoro dell’Amministrazione Comunale deve concentrarsi sui soggetti deboli di questi due mercati attraverso lo sviluppo di politiche di prevenzione primaria, secondaria e di riduzione del danno (come ad esempio le macchine scambia siringhe, la zonizzazione, programma di affiancamenti, reinserimento,  ecc.). Soluzioni da valutare assieme nella Commissione permanente per la sicurezza urbana. 

Negli anni abbiamo visto trasformare campi da calcio in parcheggi, progetti cantierabili subito (es: riqualificazione Cinema Ambra) in dubbi concorsi di idea, un piano spiaggia che toglie di fatto 30.000 metri quadri di spiaggia libera al popolo, concessioni per costruzioni di palazzi con appartamenti da 28mq e poi tante altre iniziative che a nostro avviso aiutano il proliferare della delinquenza nel nostro paese. Se poi consideriamo una quasi completa assenza di politiche di integrazione, di coesione sociale, di prossimità, capiamo quanto sia necessario sedersi e insieme chiedere non solo un adeguamento delle forze dell’ordine ma una strutturata proposta che agisca ma socializzi e renda in breve tempo il nostro paese un paese davvero migliore.