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Spettacolo

Grande fratello: Carolina Marconi ha un tumore

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Carolina Marconi 43 anni, ex concorrente del Grande Fratello, annuncia ai fan l’inizio della sua battaglia contro il tumore al seno. A giugno comincerà la chemioterapia e le cure le richiederanno la non esposizione ai raggi. Attrice venezuelana, nota per aver partecipato alla quarta edizione del reality show di Canale 5, diventò famosa in quegli anni per la sua relazione con il dj Tommy Vee, anch’esso inquilino del loft di Cinecittà. Negli ultimi anni , si è dedicata al mondo della moda, aprendo un negozio di abiti a Roma, accanto a lei oggi c’è il compagno Alessandro Tulli, ex calciatore. Carolina Marconi in un post sui social commenta: “Non voglio fare la sentimentale e provo sempre a mostrarmi dura, ma volevo ringraziarvi del vostro affetto. Ringrazio la mia famiglia e i miei amici, che mi hanno organizzato un weekend stupendo nella mia amata Formia, un posto magico per me perché ci andavo da bambina . Ho approfittato di due giorni di sole prima di iniziare la chemio a metà giugno perché non potrò più prendere il sole fino a dicembre. Ho un po’ di ansia ma sono fortunata perché  ci sono tante persone che mi sono vicine e non mi fanno sentire sola. Mi cadranno i capelli con la chemio, io li ho sempre portati lunghi: non è un problema, cresceranno. Dicono che dopo la chemio ti crescono mossi, questo vuol dire che non userò più la piastra per farmi mossa: per me è fondamentale vedere sempre il lato positivo di tutto. Mi divertirò a cambiare i look con le parrucche in questi mesi e se volete ci terremo compagnia così mi potrete dire quale preferite: corta? Con la frangia? Perché no anche bionda? O rossa? Di tutti i colori”  

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Abruzzo

Intervista ad Anastasia Massone, ideatrice del brand “Sparagn e cumbarisc”

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Anastasia Massone ideatrice di Sparagn e cumbarisc

Con oltre 18.000 seguaci su Facebook e più di 33.000 su Instagram, il brand “Sparagn e Cumbarisc” è una delle realtà più solide del web abruzzese. Del web, indubbiamente, ma anche del mondo senza wi-fi: a Vasto, in via Santa Maria, da un paio d’anni c’è un negozio fisico in cui, tendenzialmente, si sparagna e si cumbarisce.

Magliette a tema agricolo, rivisitazioni abruzzesi di noti brand, adesivi, spillette e tutte cose: la mente dietro tale lavoro è quella di Anastasia Massone.

Ciao Anastasia, di chi si la fije?

Uè uè, so la figlia di Michele (ovviamente pronunciato con più C possibili) e Giuliana, un ex militare dell’esercito italiano e un’ex parrucchiera (anche se non si direbbe vedendo l’ammasso di capelli che mi ritrovo in capa), quest’ultima nata in Belgio ma con nonni uastaroli emigrato nel Nord Europa a lavorare all’interno delle miniere. È l’unica figlia che è tornata a vivere qui, mentre il resto dei parenti son rimasti nella patria delle cozze e delle patatine fritte.

Come ti è calata in mente l’idea di un brand di magliette abruzzesi?

Ho sempre raccontato diverse versioni sulla nascita del brand Sparagn e cumbarisc, la buttavo sempre e solo in chiave ironica, poi un paio di giorni fa ho scritto il vero motivo che mi ha spinto a fare tutto ciò. Ero da poco tornata dall’università e avevo iniziato a lavorare in uno studio grafico. Purtroppo a Vasto ero rimasta senza amici, visto che erano tutti fuori regione causa studio e per sfuggire dalla solitudine ho deciso di rimboccarmi le mani provando a buttare per scherzo un paio di grafiche, così anche per imparare il mestiere visto che sono autodidatta. La prima grafica realizzata è stata “Pallotte Cace e Ove”, perché tutti dovevano sapere quale fosse il mio piatto preferito.

Perché inizialmente avevi scelto il nome di “Philip Uttana”?

Philip Uttana è un gioco di parole nato per caso tanti anni prima della nascita del brand, ho sempre avuto un grande e grave problema con la scelta di nomi da dare ai miei animali o quando dovevo scegliere un nick name da usare sui vari social network, infatti non me ne ricordo uno bello che mi sia piaciuto davvero, a parte questo.

Qual è stata la soddisfazioni più bella che hai avuto grazie al brand, e perché proprio quando Giustino “Steteve a la case” si è fatto fotografare con il tuo maglione “La neve l’ha semBre fatto”?

Ancora non realizzo di avere una foto di Giustino nella quale lui indossa il primo maglione natalizio di Sparagn e cumbarisc. È una grandissima soddisfazione addavere, ogni tanto lo guardo e penso: ma guarda tu addò sei arrivata! Me lo ricordo ancora quel momento, mi sudavano le mani perché volevo subito condividere la foto ma dovevo aspettare il momento giusto per pubblicarla, in 10 minuti dalla pubblicazione era già virale perché la foto stava già girando su WhatsApp! Visto che siamo qui, vorrei ricordare che durante il periodo del lockdown, siamo riusciti a finire (parlo a nome della regione, non di Sparagn e cumbarisc) su RAI 1, in un video in cui dei ballerini ballavano in casa ed uno di questi indossava la felpa dedicata al maestro… A fine servizio, tra l’altro, Giancarlo Magalli ebbe modo di esclamare “Steteve a la case”… Giustì, auà che si cumbinate!

Come è nata la fissazione per gli umarell (osservatori – sovente anziani – di cantieri)?

Ho sempre avuto una fissazione con le persone molto anziane (ride NdR). Tutto iniziò proprio in questo magico vicolo di Santa Maria, la prima casa dove ho vissuto è a meno di 20 metri dal negozio e quindi crescendo tra i vicoli del centro storico ho vissuto a stretto contatto con queste magnifiche creature: chi ti toglieva il malocchio, il signore che di fronte al mercato che si sedeva sulla cascetta con le galline vive o il circolo pensionati di fronte alla villa comunale. Accimentatrice seriale di vecchietti dal giorno zero.

Che ne pensi del film di animazione “Anastasia”? Se devo dirti la mia, dico: “‘nzomme”…

Sinceramente? Penso di averlo visto mezza volta anche perché ero piena delle battute che mi facevano alle elementari sul cartone animato. Poi io so’ roscia e lei è roscia, io ho gli occhi verdi e lei idem con le patate sotto alla coppa.. fai te, un trauma!

Il tuo lavoro social, in particolare su Instagram, è molto intenso. Storie a votamazza, coinvolgimento degli utenti, domande e risposte. Voglio dire, ma come te ne tiene? Fai tutto da sola?

Lo vorrei sapere anche io come me ne tiene, non mi rendo conto di quello che faccio, mi esce tutto così molto naturale e spontaneo e non mi pesa. A differenza di altri brand (mi fa sempre strano scrivere questa parola) la mia pagina la reputo meno fredda, anche perché scrivo tutto quello che mi passa per la coccia; se sto bene pubblico come se non ci fosse un domani, se sto male scrivo: “uè uè gioventù, mi so’ rotta, stacco ‘sta coccia e mi riposo”. Si è creato un bel rapporto spontaneo con la community. Loro mi assecondano sempre tantissimo, grazie vi voglio bene!

La signora Maria Vittoria, ambasciatrice di Villalfonsina nel mondo, è stata avvistata più di una volta nel tuo negozio. Cosa hai provato nel vederla entrare da te?

Mi sento onorata di averla conosciuta qui in negozio anche se nutro un po’ di gelosia nei tuoi confronti, visto che ogni volta che passa a salutarmi mi parla di te, come se fossi il cocco di nonna, il nipote preferito e tutte cose… (Ovviamente scherzo, signora Orsini).

Ti hanno invitato a parlare in pubblico, sei stata finanche giudice alla sagra della Porchetta di Campli. Possiamo dire, in maniera anche definitiva, che ormai hai superato la tua notoria timidezza?

Diciamo di sì, ultimamente ho anche condiviso sui social – anche se solo nelle stories (che durano al max 24 ore) – delle foto dove veniva raffigurata parzialmente la mia immagine. Prima o poi ce la farò a metterci la faccia, sicuramente mo che esce questa intervista (ride NdR)!

Progetti per il futuro?

Beh, io vado a sentimento senza pensarci più di tanto, tutte le idee nascono parlando con le persone che incontro in negozio o durante i banchetti. Però, grazie! Con questa domanda mi hai fatto ricordare che devo fare tante cose e smettere di procrastinare.

Grazie assai.

Uè mo che l’intervista è finita, posso ringraziare i miei genitori? Grazie mamma e papà che mi date sempre una grandissima mano con il negozio e tutte le altre cosarelle. Grazieee!

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Chieti

L’Abruzzo sfila a Cannes: il corto del regista pescarese Gatopoulos in selezione al Festival

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Il corto del regista pescarese Andrea Gatopoulos in selezione al Festival di Cannes

PESCARA – L’Abruzzo finalmente sfilerà su una delle passerelle più importanti al mondo, per quanto riguarda la cinematografia: il Festival di Cannes. Il cortometraggio “Happy New Year, Jim” del regista pescarese Andrea Gatopoulos, è infatti il primo corto abruzzese ad entrare in selezione ufficiale al Festival di Cannes.

Non si tratta di un cortometraggio classico, bensì è sviluppato interamente in grafica computerizzata ed è girato interamente nel solco dei videogiochi. Racconta il dialogo tra due pro-gamer, durante la notte d capodanno. Sarà proiettato al Théâtre Croisette, sabato 26 maggio, all’interno della 54 Quinzaine des réalisateurs, rassegna che raccoglie il meglio del cinema innovativo e sperimentale mondiale del festival di Cannes.

Si può dire che il corto è un prodotto genuinamente abruzzese, dal momento che è stato interamente scritto, diretto ed interpretato da Andrea Gatopulos, giovane regista, classe 1994, nato a Pescara, ed è prodotto dalla casa cinematografica Il Varco, anch’essa pescarese. Co produttori Naffintusi e Nieminen Film.

Comunque vada la proiezione, il prodotto multimediale del regista pescarese è già entrato nella storia del Festival di Cannes ed ha segnato un record: è la pellicola che in assoluto è costata di meno, tra tutte quelle presentate alla rassegna cinematografica francese. Appena 500 euro il budget stanziato per produrla.

L’Abruzzo in questi ultimi anni sta vivendo un’epoca di risveglio ed affermazione e non è la prima volta che il cinema abruzzese si impone a livello internazionale, come la filmografia di Antonio Di Biase, ormai presenza stabile all’interno del panorama del documentario europeo ed entrata nel circuito del premio Oscar, o il film “Sacro Moderno”, di Lorenzo Pallotta, che è stato presentato al Festival di Roma.

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Ascoli Piceno

Il pubblico di Grottammare ride e canta insieme a Paolo Rossi

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Paolo Rossi al Teatro delle Energie Grottammare

GROTTAMMARE – Musica, satira e teatro. E soprattutto tante risate nello spettacolo “Pane o libertà” con cui Paolo Rossi ha chiuso la stagione al Teatro delle Energie di Grottammare. Sala gremita e pubblico più che partecipe per una rappresentazione che fin dall’inizio assume i contorni di una “chiacchierata” con gli spettatori. Paolo Rossi non recita, dialoga con il pubblico, sfonda la quarta parete e rende la platea protagonista dello spettacolo insieme a lui: «là fuori recitano tutti, è un avanspettacolo continuo: qua dentro è tutto vero».

Quando sale sul palco, lo fa quasi in sordina. Senza overture o effetti speciali, entra in scena appena si spengono le luci, mentre ancora il messaggio registrato invita la platea a spegnere i cellulari. «Non spegneteli, se suonano però rispondo io» chiosa mentre la sua “orchestra” imbraccia gli strumenti. Con lui ancora una volta i Virtuosi del Carso: Alex Orciari al contrabbasso (punzecchiato per il suo ingresso nel mondo dell’imprenditoria dopo l’acquisto di 5 esemplari di gallina Fulva Modenese) e Emanuele Dell’Aquila alla chitarra, talentuoso musicista e preziosissima spalla comica.

Paolo Rossi, attore e artista vero, si racconta dal palco, regala aneddoti della sua vita privata e della sua carriera e ricorda i suoi maestri, Enzo Jannacci su tutti. Gli spunti sono tanti, dalla guerra («ne parlo con cognizione di causa, ho fatto il militare a Torino»), ai problemi di coppia («ho avuto tre divorzi, perché l’artista deve rimanere povero»), passando per le battaglie a difesa della satira, la comicità ai tempi del berlusconismo, le ipocrisie e il surrealismo del mondo contemporaneo. Paolo Rossi sul palco del Teatro delle Energie di Grottammare ripercorre i tempi del Derby, «una palestra creativa, dove sono passati tutti i più grandi», i problemi di omonimia con il Campione del Mondo dell’82 e le esperienze politiche prima e dopo la gioventù. Aneddoti raccontati per la prima volta, grandi classici che dopo vent’anni non perdono la loro irresistibile carica comica e canzoni «recintancantate». Tutto con la consueta ironia e leggerezza che contraddistinguono il comico di Monfalcone.

Il pubblico si diverte, ride, applaude, addirittura canta insieme all’orchestra: il bis è d’obbligo, lo spettacolo viene interrotto solo perché «se no ci cancellano la prenotazione al ristorante». La serata scorre leggera, mentre fuori il mondo continua a inseguire le sue follie: «il ruolo della comicità è proprio questo: trovare la forza di andare avanti, riuscendo comunque a sorridere».

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