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M'Art

Rilanciamo la cultura e vinciamo la paura, parla il Maestro Veleno: «La musica è il pane dell’anima»

Il Coro della Virgola, diretto dal Mestro Pasquale Veleno, ha ricominciato la sua attività esibendosi in concerto nella storica Chiesa Madre della Madonna delle Grazie di Roccacaramanico

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Foto di Andrea Croce

ROCCACARAMANICO –  Ieri, 9 agosto 2020, a Roccacaramanico si è esibito per la prima volta, dopo la quarantena, il Coro della Virgola di Pescara, diretto dal Maestro Pasquale Veleno. Il quale ha svolto, svolge e svolgerà una ragguardevole attività come professionista e uomo di musica e cultura.

Il Coro della Virgola ha ricominciato la sua attività con un concerto nella storica Chiesa Madre della Madonna delle Grazie di Roccacaramanico, riproducendo con grande vitalità e forza canti di autori italiani, estoni, russi e sudamericani.

L’associazione Achcelerator APS di Pescara, interessata a valorizzare la cultura abruzzese, ha apprezzato l’iniziativa del Maestro Veleno, il quale ha rilasciato un’intervista. Il Maestro ha lanciato un messaggio di incoraggiamento ai cantori, al fine di risvegliarne la passione per la musica e il canto <<altrimenti si rischia la morte dei cori locali, attanagliati dalla paura e demotivati dal contesto di emergenza sanitaria che noi tutti stiamo vivendo>>.

Di seguito, il monito del Maestro: <<Ravviviamo la vita corale per vincere paure, inibizioni o pigrizia mentale, che questo difficile periodo può aver innescato. Battiamoci per riconquistare la scintilla e la motivazione per ricominciare, pur seguendo le giuste norme dei disciplinari attuali. Chi si ferma e non trova lo spirito per riprendere il cammino della musica, rischia di non percorrerlo più. Uniti possiamo abbattere quel muro che ci si è posto di fronte: la musica deve ripartire, viviamo la cultura! La musica è il pane dell’anima>>.

Abruzzo

Campli in onda oggi su Rai 3, il Borgo protagonista della trasmissione ”Alle falde del Kilimangiaro”

Valentina Fagnani

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Foto di Valentina Fagnani

Campli protagonista indiscussa della puntata domenicale di Rai 3. Un riconoscimento prestigioso, ”Alle falde del Kilimangiaro” si occuperà alle 16,30 di uno dei punti più intensi dello scenario teramano. Solo qualche anno fa Campli era stata inserita nel programma di visite propedeutico all’ammissione al Club dei Borghi Più Belli d’Italia, un passaggio fondamentale per essere presenti nelle proposte turistiche dell’Italia più autentica. Bisogno di sviluppo dopo uno degli anni più duri per l’intero territorio abruzzese. Pochissimo tempo dopo era arrivato l’attestato ufficiale: Campli era e continua ad essere “Uno dei Borghi Più Belli D’Italia”.

I mesi precedenti il traguardo erano stati ottimo scenario di conferma per iniziative degne di sviluppo cittadino. Le isole ecologiche informatizzate avevano già conferito a Campli un ruolo d’avanguardia nei rifiuti; si tratta di strutture automatizzate per il conferimento dei rifiuti differenziati, accessibili H24, 7 giorni su 7, lasciando quindi piena libertà all’utente di poter conferire quando vorrà. Si era poi detto no alla spopolamento: chi vorrà a risiedere a Campli capoluogo avrà infatti azzerate le tasse per tre anni; non pagherà Tari, Tasi e Imu. Segnale di forte attaccamento al territorio e voglia di non lasciare Campli città sola e dimenticata.

Tra le meraviglie architettoniche, storiche e artistiche di cui certamente l’Abruzzo è piena e rigogliosa, Campli si merita a pieno la dicitura di Borgo bellissimo vista la mole di storici vicoli, piazze incantate, chiese dense di significato. La Scala Santa è certamente da annoverare. Chiunque camplese, teramano, abruzzese, turista, ha attraversato le sue storiche scale almeno una volta. La Scala Santa di Campli è un edificio di culto cattolico, costruito nella seconda metà del XVIII secolo. Secondo la religione cristiana, è possibile ottenere l’indulgenza pregando e salendo in ginocchio i 28 gradini di legno d’ulivo che compongono la scalinata che conduce alla cappellina del Sancta Sanctorum.

Fotografia di Valentina Fagnani.

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M'Art

Marche nascoste: la chiesa nella roccia, il silenzioso Tempio di Valadier a Genga

Valentina Fagnani

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Di chiese nella roccia l’Italia può vantare un repertorio invidiabile. Una di esse è custodita incredibilmente a pochi chilometri da tutti noi, nel Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. A Genga, un paesino semi sperduto di poco più di duemila abitanti.

Raggiungibile tramite un percorso comodo per grandi e piccini, il Tempio si raffigura dinanzi ai nostri occhi improvvisamente, come un luogo incantato e magicamente silenzioso; è una struttura ottagonale in blocchi bianchi di travertino fatta erigere nel 1828 da Papa Leone XII (nato proprio di Genga), su progetto del conosciutissimo architetto Valadier.

Costruito tra le rocce, è parzialmente scavato nella parete della grotta. Le prime testimonianze scritte dell’eremo sono del 1029 e parlano di un monastero femminile di clausura abitato da monache benedettine. All’interno del monastero, fino agli anni ’40, era presente una statua in legno della Madonna, distrutta in un incendio che interessò parte del convento. Oggi è stata sostituita con una statua in pietra copia dell’originale.

Vicinissimo al Tempietto si trova anche il Santuario della Madonna di Frasassi.

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Abruzzo

Necropoli di Campovalano aperta. Quando visitare uno dei siti archeologici più importanti della provincia di Teramo

Campovalano farà parte delle due Giornate europee del patrimonio, evento che si terrà sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 in moltissimi suggestivi luoghi d’Abruzzo

Valentina Fagnani

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Ai piedi della montagna di Campli, a poco più di 500 metri sul livello del mare, circondata da suggestive colline e selvatici fossi, la pianura di Campovalano ha ospitato per circa mille anni, dal XII secolo a.C. al II d.C, un cimitero di italici. Le prime testimonianze di vita risalgono all’età del Bronzo.

Scoperta accidentalmente nel 1964 durante l’esecuzione di lavori agricoli, è stata oggetto di scavi condotti da Valerio Cianfarani a partire dal 1967 e successivamente da Vincenzo D’Ercole negli anni 80 e 90. Sono state riportate alla luce circa 600 tombe che coprono un arco temporale che va dell’età del Bronzo all’epoca romana.

Scatto di Valentina Fagnani, Necropoli di Campovalano

Nel corso del XIV e del XIII secolo a. C., nella zona di Coccioli, si insedia una comunità di allevatori e agricoltori. Le testimonianze archeologiche di questo insediamento del secondo millennio avanti Cristo scoperte nel 1971 dimostrano, oltre alla fabbricazione di strumenti di bronzo, una cospicua presenza di animali d’allevamento. Pecore e capre in particolare, ma anche buoi e maiali; la caccia doveva avere scarsa incidenza nell’economia generale dell’insediamento. La presenza di vasi particolari chiamati bollitori e colini testimoniano la lavorazione del latte per fabbricare ricotta e formaggi.

Non sempre la Necropoli è stata aperta il pubblico, che potrà ora visitarla dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 15, e il sabato dalle ore 9 alle ore 13. Ingresso gratuito così come la visita guidata. sotto gli occhi attenti di Marcella Celani, Maria Di Gennaro e Giampaolo Di Virgilio; i quali accompagnano tutti i visitatori, con straordinaria gentilezza e tanta competenza, in ogni passo e segreto del sito archeologico. A loro un ringraziamento speciale.

Scatto di Valentina Fagnani – Necropoli di Campovalano –

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