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Madre Teresa, una donna di strada

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Da Il Martino cartaceo n.18 del 17.9.2016

Chi risponde è Madre Teresa di Calcutta . Questo passo è tratto da un bellissimo libro che ho letto anni fa su questa donna e che porta il titolo di : ” Teresa di Calcutta, la matita di Dio”, F. Zambonini.

Queste parole dette dalla suora istintivamente ad un giornalista che l’ha conosciuta veramente e ha visto i luoghi in cui prestava soccorso; non penso invece che ne siano a conoscenza i polemisti di turno, quelli che , pur non conoscendo una persona si sentono in diritto d’infangare ciò che di buono l’Umanità ci ha dato.

Io capisco che darsi agli altri in un’epoca dove i rapporti umani sono praticamente falliti, diventa una colpa. Dov’è l’inganno? Le persone che si donano  agli altri oramai sono tutti diventati ” finti buonisti che si sporcano le mani di sangue solo per poterle vedere brillare attraverso riconoscimenti economici o altro. Questo è quello che sento dire da anni o che leggo sui social attraverso i commenti di persone che non sono abituate a riconoscere un buonismo finto da uno vero. Non sanno cosa significhi rimboccarsi le maniche e con le mani nude scavare anche tra il concime , se fosse necessario, pur di tirare fuori dalla merda le persone che ci sono dentro fino al collo. Madre Teresa lo ha fatto. Ma prima di lei lo hanno fatto anche altre persone . Sempre troppo poche, ma grazie a Dio queste poche ci sono state. E grazie a Dio continueranno ad esserci.

Le persone che usano il web per far passare messaggi non veri che purtroppo non vengono filtrati dalla dalla maggior parte dei lettori , io le chiamo invece ” finti egoisti”. La psicoanalisi c’invita ad essere portatori buoni di un sano egoismo.. Ma stiamo attenti a non confondere l’egoismo fine a se stesso da quello sano. Io non scelgo di essere egoista per far del bene a me stesso fregandomene degli altri e mettendo in cattiva luce chi, invece ,sceglie di essere portatore di un sano egoismo e compie gesti controcorrente tutti i giorni provocando scandalo.

A me personalmente se questa donna sia santa o meno non frega molto. L’umanità più che dei santi ha bisogno di esempi. E lei lo è stata. Un modello da seguire, troppo scomodo da affrontare, difficile da imitare, quando era in vita. Ecco perché le polemiche da quattro soldi sono iniziate a nascere subito dopo la sua morte. Io ho letto di tutto su questa donna, anche le cose scomode, costruite su misura da chi non riesce a capire come una sola persona , piccola e rozza, vestita male ( quindi tutti questi soldi che avrebbe preso dove li ha usati ) , possa avere creato una macchina umanitaria per alleviare le sofferenze fisiche e psichiche di malati. Liberissimi di scrivere e di dire tutto quello che volete ma anche io lo sono. E sono d’accordo anche con la Zambonini quando scrive nel suo libro che la rivoluzione di questa suora è cominciata quando ha raccolto un moribondo sul marciapiede di Calcutta , infrangendo un tabù millenario nell’India degli intoccabili e scuotendo la coscienza di un popolo fatalista. In seguito ha portato la sua visione in tutti i continenti . Lo stesso moribondo era incredulo , un po’ come San Tommaso di fronte al Cristo risorto. A chi commenta senza sapere, a chi sposa una causa solo per sentito dire , io dico di provare a toccare le piaghe di questi malati e poi di provare a scrivere. All’incredulità del lebbroso sul marciapiede la Madre ha risposto con un bel ” ti amo”. Ero indecisa se riportare o meno questo episodio scritto nel libro. Molti non ne sono a conoscenza e mi spaventava il fatto che la chiave di lettura di questo fatto potesse  essere manipolata da certa gente che non conosce vergogna. Un bel ” ti amo” detto in faccia ad un malato di lebbra , sudicio e pieno di piaghe, può essere trasformato in qualcos’altro dai falsi egoisti per potersi distinguere dai finti buonisti.. A chi la critica perchè si limitava a fasciare le piaghe del mondo invece di lottare per cambiarlo ella rispondeva: ” Cambiatelo voi. Nel frattempo , io lo soccorro”.

Non aveva particolari doti oratorie eppure affascinava tutti con la sua sola presenza che diventava un messaggio.

” Ciò che siete provoca tanto clamore che io non riesco ad ascoltare ciò che dite”. Ecco cosa avrebbe risposto oggi, se fosse stata ancora in vita, ai virtual- saccenti di turno. Walt Whitman scrisse di lei che sopportava con sacrificio il peso della notorietà ma ne coglieva i vantaggi. Infatti lei disse ad un giornalista che per ogni foto che le veniva fatta, un’anima si sarebbe salvata.  Possedeva un’intelligenza suprema e, come riporta l’autrice nel suo libro, non emergeva per doti straordinarie , piuttosto perché era molto attiva. Non si risparmiava ed aveva una grossa qualità: l’allegria. Era allegra e sempre pronta al motto di spirito. Chi l’ha conosciuta ha detto che spesso si piegava in due dalle risa. E questo la dice lunga su una grande donna. Chi sa ridere di fronte ad un dolore abbraccia il dolore stesso e lo sana. Per questo Madre Teresa di Calcutta non dovrebbe essere oggetto di critica ma un valido esempio da seguire in un mondo dove i rapporti umani  sono quasi del tutto spariti e ciò che di buono queste persone hanno avuto deve ricominciare ad attecchire ovunque.

 

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Università e lavoro: il nuovo ddl dice addio all’esame di stato

Benedetta Mura

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L’Università cambia volto. Parola di Gaetano Manfredi. Il Ministro dell’Università e della Ricerca ha annunciato il varo di un nuovo disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri. Parliamo di un progetto legislativo che prevede di eliminare l’esame di stato per diverse categorie professionali. Odontoiatria e protesi dentaria, Farmacia e farmacia industriale, Medicina veterinaria e Psicologia sono i quattro corsi di laurea magistrale a ciclo unico che abiliteranno direttamente lo studente al termine della sua carriera universitaria, che così non dovrà più affrontare il fatidico e decisivo step dell’esame di stato successivamente al percorso di studi. Un cambiamento significativo all’interno della complessa macchina universitaria, volto a semplificare l’ingresso dei neo-laureati nel mondo del lavoro. Le previsioni fanno intendere che il tirocinio pratico-valutativo sia curriculare e quindi svolto all’interno del corso di laurea così da accorciare i tempi per l’abilitazione all’esercizio della professione. Ma non finisce qua perché la stessa soluzione è in agenda anche per tre nuove lauree professionalizzanti introdotte proprio quest’anno e che riguardano le figure di agrotecnico, perito agrario, perito industriale, geometra.

L’ex presidente Crui ha, inoltre, come secondo obiettivo quello di rendere abilitanti anche altre lauree per ruoli professionali come: tecnologo alimentare, dottore agronomo e dottore forestale, pianificatore paesaggista e conservatore, assistente sociale, attuario, biologo, chimico e geologo. Per questi esercizi l’eliminazione dell’esame di stato potrà essere possibile solo su richiesta dei consigli degli ordini o dei collegi professionali o delle relative federazioni nazionali, con uno o più regolamenti da adottare su proposta del Ministro dell’Università e della Ricerca, in accordo con il Ministro vigilante sull’ordine o sul collegio professionale competente.

Rilancio e modernizzazione del Paese. Sono queste le parole d’ordine, fondamenta del progetto normativo. Un passo necessario per venire incontro alle necessita della nuova generazione di lavoratori, dandogli migliori e più efficaci strumenti per entrare nell’universo lavorativo e costruirsi più agevolmente un futuro solido e indipendente. Manfredi usa l’espressione <<preparazione maggiormente integrata>> capace di permettere agli studenti di sfruttare al massimo la propria esperienza accademica sotto il profilo pratico con tirocini mirati alla completa professionalizzazione. Un aspetto, questo, sui cui il Ministro punta molto. Al tempo stesso si mostra fiducioso sulla possibilità che questo disegno da lui creato possa trasformarsi in legge a tutti gli effetti. <<L’esigenza di rinnovare i percorsi di abilitazione all’esercizio delle professioni è condivisa dalle diverse forze politiche presenti in Parlamento, che, a maggior ragione, mi auguro possano arricchire il progetto in fase di discussione nelle aule parlamentari e rendere più veloce l’iter che porterà il disegno di legge a diventare norma a tutti gli effetti>> – dichiara Manfredi.

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Studio Caritas: aumenta la povertà, + 45%

Benedetta Mura

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Il virus impazza e la crisi economica non si arresta. Due aspetti strettamente correlati tra loro secondo il rapporto 2020 della Caritas Italiana, pubblicato oggi, 17 ottobre, in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà. Secondo lo studio statistico i “nuovi poveri” sono passati dal +31% di maggio-settembre 2019 a +45% del 2020. Un incremento notevole che fotografa una situazione critica in netto peggioramento. L’avvento della pandemia è stata la spada di Damocle nei confronti dei ceti più deboli. La crisi sanitaria si è ripercossa sulla crisi economica e sulle spese quotidiane dei cittadini come un fulmine a ciel sereno, capovolgendo le carte in tavola. Tutto ciò pesa di più, soprattutto, sulle tasche di famiglie con minori, donne, giovani, nuclei di italiani che risultano in maggioranza, persone in età lavorativa. Il paragone con la crisi mondiale del 2008 è immediato e spontaneo. Le cifre sono mutate da allora e in negativo. I cosiddetti “nuovi poveri” stimati nel 2019 sono oltre il doppio rispetto a quelli calcolati nel 2007, anno precedente al burrascoso crollo di Wall Street. Secondo l’identikit statistico sono soprattutto le donne a recarsi presso i centri di ascolto Caritas, per il 54,4% dei casi. Ma non finisce qua, perché il 22,7% delle persone sono giovani con età compresa tra i 18 e i 34 anni. In aumento anche la percentuale di cittadini italiani che ammonta a 52% rispetto al 47,9% dello scorso anno.

Questi dati spaventano e non poco. Anche la Coldiretti dà man forte a quanto rivelato dal rapporto Caritas. Nel 2020 sono 1 milione in più, rispetto all’anno precedente, le persone che versano in uno stato critico di povertà. Nel 2019 si contavano ben 1,7 milioni di famiglie e 4,9 milioni di individui in condizioni di povertà assoluta. A patire di più questa situazione sono le persone residenti nel Mezzogiorno. Il 20% degli indigenti si trova in Campania, il 14% in Calabria e, a seguire, l’11% in Sicilia. Registrano un peggioramento significativo anche Lazio e Lombardia, rispettivamente con percentuali pari a 10% e 9%. Lo scenario, dunque, è buio, con il PIL in picchiata e l’occupazione che nel secondo trimestre del 2020 ha registrato un calo di 841 mila occupati rispetto al 2019. Ciò, inoltre, è aggravato dalla crescita costante degli inattivi, ovvero individui che smettono di cercare lavoro.

In proposito alla grave condizione di miseria in cui versa una grossa fetta della popolazione e della giornata mondiale volta a contrastare questo status, il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio ha espresso il proprio pensiero con un post su Facebook: <<Il 17 ottobre è la giornata internazionale per la lotta alla povertà. Durante queste settimane, girando per l’Italia, ho avuto modo di ascoltare molte storie di vita reale. Di chi ha davvero sofferto. In molti ci hanno ringraziato per aver introdotto il reddito di cittadinanza così come il reddito di emergenza durante il lockdown. Lasciatemi dire una cosa. Chi strumentalizza il reddito di cittadinanza in una fase così delicata per gli italiani ne fa solo una questione politica e mette in croce milioni di italiani che hanno sofferto davvero la fame. C’è gente che grazie a questa misura adesso è in grado di sfamare i propri figli: ha ritrovato un po’ di dignità. Ovviamente è migliorabile. Chi prende il reddito deve lavorare per il bene collettivo, ma dovrà dare anche sostegno alle piccole e medie imprese. E stiamo lavorando per questo. Il momento è particolare, lo stiamo vedendo tutti. Il virus non è scomparso e i contagi stanno aumentando. Vanno adeguati tutti gli strumenti messi in campo dal governo per dare ulteriore sostegno agli italiani, incluso il reddito. Ma se durante questa pandemia non avessimo avuto il reddito di cittadinanza ci saremmo ritrovati davanti a una rivolta sociale, perché la fame crea rabbia. E l’aiuto alle persone in difficoltà è un gesto di pace>>.

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Economia: le aziende che hanno guadagnato nel lockdown

Benedetta Mura

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L’economia italiana paralizzata, stretta nella morsa del Covid. Molte sono le realtà commerciali, piccole e grandi, che hanno sofferto i mesi di lockdown pressoché totale del Paese. Tuttavia ci sono particolari settori che dalla quarantena forzata ne hanno tratto vantaggio, aumentando ulteriormente la propria produttività. Parliamo, nello specifico, di due colossi della finanza mondiale: Amazon e Netflix. Due aziende che hanno “fatto il botto”. Mentre gli italiani erano costretti a stare a casa per salvaguardare la salute e prevenire un ulteriore aumento dei contagi, le aziende online hanno giovato di un importante aumento delle entrate. Un rialzo del 28% per Amazon e del 32% per Netflix, rispetto a inizio anno. Il gigante di Seattle così si impone sempre più sul mercato globale, facendo da padrone, con una capitalizzazione di 1.185 miliardi di dollari. Numeri da spavento che fanno comprendere le dimensioni dello strapotere della società di Jeff Bezos. Con cinema e negozi chiusi e gli italiani bloccati tra le mura di casa, l’acquisto online di prodotti di ogni genere si è radicato nella quotidianità di ognuno di noi, più di quanto non fosse già prima. L’e-commerce che anni fa aveva rivoluzionato il nostro modo di concepire lo shopping, da quest’anno è al centro di un’altra nuova rivoluzione. Con un’impennata degli acquisti di alimenti, prodotti igienizzanti, attrezzature sportive, pc e una crisi nera nel fatturato di hotel, aziende di voli e viaggi.

Ma parlando di realtà aziendali italiane, secondo i dati Istat, sono 2,2 milioni le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti con l’incombere della pandemia. Sono state sospese le attività e mandati a casa 7 milioni e mezzo di addetti. A rimanere aperte sono state 2,3 milioni di aziende (il 51% del totale) che hanno dato impiego a circa 16.000.000 di lavoratori, durante il lockdown. Il comparto alimentare è uno di quelli che ha fatturato di più con un aumento sulle vendite del 9,4%. Basti pensare che l’effetto domino delle “scorte alimentari”, impazzato agli albori della pandemia, ha permesso un aumento di spesa pari a +750 milioni di euro. Registra uno sviluppo positivo anche il settore dei prodotti farmaceutici (+4%) e delle telecomunicazioni (+8%). Le imprese specializzate in questo tipo di produzione hanno potuto sorridere. La necessità di rimanere a casa ha di conseguenza richiesto più cibo, più connessione a internet e una maggiore attenzione alla cura della salute personale. Quindi sebbene l’economia nazionale ed internazionale sia generalmente in forte crisi, da molti definita senza precedenti, con il Pil italiano che scende in picchiata, ci sono comparti produttivi che anziché fermarsi hanno acceso i motori e ingranato la quinta.

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