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Aborto: Ministro Speranza annuncia le nuove linee guida

Benedetta Mura

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<<Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà>>. Queste le parole del Ministro della Salute, Roberto Speranza, riportate nei suoi canali social Facebook e Twitter. Una dichiarazione storica che cambia le carte in tavola in tema di aborto. Qualsiasi donna che vorrà interrompere la gravidanza potrà assumere la pillola abortiva, Ru486, in day hospital, entro la nona settimana di gestazione e senza sottoporsi a ricovero. Il farmaco potrà essere somministrato sia in ambulatorio sia in consultorio, previa una specifica spiegazione, da parte di un’equipe di professionisti, della procedura di assunzione e delle conseguenze.

Cambiano così le linee guida in materia, dopo ben dieci anni. Una svolta in campo medico, frutto di scelte ben ponderate. Il Ministro Speranza ha comunicato la notizia solo dopo un’attenta analisi da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha così decretato legittima l’interruzione della gravidanza mediante metodo farmacologico, senza la necessità di ricoverare la paziente per tre giorni e prorogando il termine dalle sette alle nove settimane di gestazione. Una decisione che da voce alle donne, rivendicando uno dei diritti fondamentali, propri delle democrazie contemporanee.

Questo tema è tornato sotto i riflettori in seguito alla decisione della regione Umbria, che a giugno ha revocato la delibera regionale del 2019, proclamando lo stop alle interruzioni di gravidanza in day hospital, ritenendo necessario effettuare il ricovero di tre giorni. In seguito a questo caso, Speranza ha deciso di rivedere i principi attualmente in vigore. Secondo quanto disposto dalle direttive approvate il decennio scorso, queste consigliavano il tre-giorni ospedaliero per la paziente che decideva di assumere la pillola abortiva. Nonostante ciò la maggior parte delle strutture in Italia ha sempre optato per la somministrazione ambulatoriale, e quindi senza procedere al ricovero.

Una prima reazione a caldo è stata quella della regione Piemonte. L’assessore regionale agli Affari legali, Maurizio Marrone, ha dichiarato che prima di adottare le nuove linee guida chiederà un parere all’avvocatura regionale, in quanto non pienamente convinto delle recenti disposizioni, che potrebbero, secondo lui, non dare le giuste garanzie alle pazienti che si sottopongono all’aborto. Altri pareri negativi provengono da diverse associazioni e movimenti anti-aborto, che si sono espressi in maniera severa contro questo nuovo provvedimento governativo. Mentre Donatella Tesei, presidente della regione Umbria, dopo la polveriera sollevata i mesi precedenti, ha dichiarato: <<siamo pronti ad adeguarci ad una chiara ed univoca linea del Ministero>>. Parole che sembrano cancellare quanto emerso il periodo scorso, con la volontà da parte della Tesei e della Regione di conformarsi alle novità introdotte.

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Referendum costituzionale: vince il sì con quasi il 70%

Benedetta Mura

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L’elettorato italiano ha deciso. Il referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari ha vinto con quasi il 70% dei sì. 69,95% per la precisione contro il 30,05% dei voti rappresentanti il no. 17.886.322 i voti a favore del sì e 7.682.801 quelli contrari (dati aggiornati alle 00:19) . Un trionfo netto che fa sorridere il Movimento 5 Stelle, il primo promotore di questa riforma. <<Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un Parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno. È la politica che dà un segnale ai cittadini. Senza il Movimento 5 Stelle tutto questo non sarebbe mai successo>>. Recita così il post pubblicato dal pentastellato, Luigi di Maio, sulla sua pagina Facebook.

C’è amarezza invece tra le fila dei sostenitori del no. Tra i primi troviamo Simone Baldelli, deputato di Forza Italia, tra i più accaniti supporter del voto contrario. <<Se la campagna fosse durata un po’di più senza il traino delle elezioni regionali, avrebbe potuto prendere un’altra piega. La vittoria sarebbe potuta essere a portata di mano>> – dichiara il rappresentante del centro destra in una diretta social.

Sulla base dei dati rilevati dal sito del Viminale, alla chiusura dei seggi, è triste notare che solo il 53,84% degli aventi diritto di voto si è recato alle urne per esprimere la propria scelta politica. Circa 26 milioni di votanti sui 50.956.057 complessivi. Cifre che rivelano ancora una volta il grande e grave disinteresse dei cittadini italiani nei confronti della politica nazionale. Un reale problema quello della scarsa affluenza elettorale che caratterizza già da tempo la vita politica del nostro Paese. Tra indecisi e insoddisfatti le percentuali di elettori capaci di esprimere la loro preferenza e influire sul futuro della democrazia vanno diminuendo sempre più negli anni. Quella da prendere oggi è stata una decisione delicata che cambia il volto del Parlamento. Non più 630 deputati alla Camera, bensì 400. Non più 315 senatori ma 200. Numeri importanti che rimodellano le due Camere e modificano la costituzione. A dire la propria sono stati anche circa 500.000 italiani residenti all’estero. Anche fuori dai confini nazionali ha vinto il sì con il 79,4% dei voti, contro il 20,6% dei no. Le cifre, però, secondo quanto riportato dal Viminale, sono ancora parziali. L’affluenza alle urne ammonta a 20,6%.

Fin dai primi momenti dalla chiusura dei seggi, gli exit poll mostravano un netto vantaggio del sì. Il Consorzio Opino Italia per la Rai, alle ore 15:31, con una copertura del campione del 100%, vedeva il sì al referendum già con un significativo vantaggio compreso tra 62,0% e 66,0% e il no tra 34,0% e 38,0%.

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Referendum costituzionale e non solo: oggi e domani si vota

Benedetta Mura

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E’ terminato il countdown. E’ finita l’attesa. Questa mattina dalle ore 7:00 si sono aperti i seggi d’Italia per il Referendum costituzionale. Per la riforma pentastellata tanto discussa in questi mesi estivi. Ma non solo. Ad accompagnare la scelta tra si e no per il taglio dei parlamentari in alcune parti della penisola si vota anche per le elezioni regionali. Sono sei le regioni a statuto ordinario coinvolte : Marche, Campania, Liguria, Puglia, Toscana, Veneto e una a statuto speciale, la Valle d’Aosta. Per il referendum sono chiamati alle urne 46.641.856 di elettori, mentre per le regionali 18.473.922. Gli italiani potranno esprimere le loro preferenze oggi fino alle 23:00 e domani dalle 7:00 fino alle 15:00. Due giornate intense in cui a fare da protagoniste ci sono anche le elezioni amministrative. In questo caso sono 962 i comuni coinvolti. Tra questi figurano diversi capoluoghi di provincia e regione come: Aosta, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia. Per le amministrative sono oltre 5 milioni e 700 mila gli elettori chiamati a scegliere.

Ma non finisce qua, perché in Sardegna e Veneto si tengono anche le elezioni suppletive del Senato della Repubblica per la nomina dei senatori dei collegi uninominali rimasti vacanti. Gli aventi diritto di voto sono oltre 400 mila per la Sardegna (Collegio plurinominale 01 – Collegio uninominale 03 Sassari) e più di 350 mila per il Veneto (Collegio plurinominale 02 – Collegio uninominale 09 Villafranca di Verona). Le prime schede ad essere scrutinate subito dopo la chiusura dei seggi saranno proprio quelle delle suppletive. A seguire ci sarà l’immediato scrutinio di quelle referendarie e delle regionali, mentre rimarranno per ultime le schede delle elezioni comunali. Il tutto avverrà seguendo le disposizioni sanitarie anti-Covid, con l’obbligo di portare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale e l’igiene delle mani.

La tensione è alta su tutti i campi di gioco. In particolare su quella del referendum costituzionale. Molti sono stati i dibattiti, le armi di discussione, le ragioni dei politici. Molti i partiti spaccati al loro interno, sia a sinistra che a destra. Da una parte chi vuole mandare a casa 345 parlamentari, riducendo significativamente il numero dei rappresentati alle camere e portando il numero sui livelli della media europea con 600 tra deputati e senatori. Dall’altra chi, invece, ritiene il taglio dei parlamentari un attacco alla democrazia, togliendo una rappresentanza fondamentale all’elettorato italiano in termini nazionali e regionali. Un dilemma che ha diviso la politica italiana e che troverà risposta in queste due giornate fatidiche. <<Domenica e lunedì andiamo tutti a votare, si decide il futuro del nostro Paese. Gli italiani hanno la possibilità di scegliere il proprio destino, di innovare e modernizzare l’Italia. Votare è importante, è la massima espressione della democrazia. È uno degli strumenti per cambiare le cose, dobbiamo provarci. Forza. Ora tocca a noi>>. Scrive così il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, sul suo profilo Facebook. Spingendo gli italiani a recarsi alle urne. Perché votare, con coscienza, indipendentemente dalla scelta, è un fattore necessario per il nostro Paese come per ogni democrazia contemporanea.

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A Verona un sistema innovativo per sconfiggere il tumore

Benedetta Mura

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Sconfiggere il tumore si può. E a Verona, presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, è possibile farlo in maniera efficace e più in fretta. Come? Parliamo di Elekta Unity. Un sistema innovativo di radioterapia oncologica unico in Italia e nel Sud Europa. Nel vecchio continente sono presenti 7 macchinari di questo tipo e 11 nel mondo. Una straordinaria creazione della medicina odierna che con una media di 5-10 sedute permette di ottenere già ottimi risultati; più rapidamente di ciò che propone la radioterapia tradizionale che può arrivare a sottoporre il paziente anche a 40 sedute, come nel caso del tumore alla prostata. Con il nuovo sistema sono stati trattati tumori al distretto toracico, celebrale, alla prostata, metastasi linfonodali, ossee in pelvi e addome, per un totale di oltre 1000 prestazioni in meno di un anno di attività.

<<Con Unity vengono superati i limiti della radioterapia di precisione o stereotassica. Con i sistemi convenzionali, proprio per il naturale movimento degli organi, eravamo costretti a irradiare una zona più ampia rispetto al tumore e con dosi minori per non danneggiare porzioni di tessuto sano necessariamente coinvolte. Grazie all’innovativo utilizzo delle immagini ad alta risoluzione della risonanza magnetica prima e durante ogni seduta possiamo indirizzare con precisione millimetrica dosi di radiazioni tali da neutralizzare le cellule tumorali, senza coinvolgere i tessuti sani e con un minor numero di sedute. Con i sistemi convenzionali, il ciclo di cura per la neoplasia prostatica prevede una seduta giornaliera per 6-7 settimane, con Unity siamo passati a 5 giorni, come stabiliscono i protocolli nazionali ed internazionali>>. Queste le parole di Filippo Alongi, direttore, a Verona, della Radioterapia Oncologica Avanzata dell’Irccs di Negrar e professore associato della facoltà di medicina all’Università di Brescia.

Un metodo incredibile, una novità unica in campo oncologico che costituisce una più che valida alternativa ad invasivi interventi chirurgici. Grazie all’utilizzo di dosi più alte di radiazioni non ionizzanti, in totale sicurezza, i pazienti possono concludere prima la terapia. Permette, inoltre, di identificare e tenere sotto controllo ogni minima variazione della lesione tumorale. <<Con Unity 9 pazienti su 10 dopo solo 5 sedute hanno registrato un significativo calo del valore PSA nel sangue, indicatore indiretto della malattia oncologica e, secondo diversi studi, fattore predittivo di risposta a lungo termine – prosegue Filippo Alongi – mentre al primo controllo Pet 7 pazienti su 10 affetti da una o più metastasi addominali e pelviche hanno riportato una remissione o totale scomparsa della sede attiva di malattia, rispetto allo stesso esame effettuato precedentemente al trattamento>>.

In aggiunta, gli effetti collaterali registrati non sono da definirsi gravi. Sulla base dei questionari compilati dai pazienti rappresentativi di tutte le fasce d’età, la qualità della vita è buona durante il trattamento, anche per persone che soffrono di altre patologie concomitanti. Un modello sanitario, quello di Verona, che dimostra di essere vincente. Uno step decisivo nel mondo della medicina e nella lotta al cancro. La speranza è che possa svilupparsi ancora meglio su tutto il territorio nazionale e internazionale.

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