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Focus

Parkinson: da uno studio italiano passi avanti per la terapia

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La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Genova e l’ospedale universitario di Würzburg uniti contro il Parkinson. I tre atenei hanno dato vita a uno studio sensazionale pubblicato sulla rivista scientifica Brain Stimulation. La ricerca ha prodotto risultati stupefacenti, senza precedenti, che permettono di individuare un segnale neurale specifico in grado di capire quando le persone affette da Parkinson iniziano a camminare o si fermano. La terapia considerata vincente per il contrasto a questa patologia è la Deep Brain Stimulation, meglio nota in italiano come Stimolazione celebrale profonda. Questa si basa su delle stimolazioni elettriche in determinate zone del cervello che permettono di eliminare alcuni sintomi tipici della malattia come il tremore alle mani.


<<L’obiettivo di questo studio è quello di migliorare le terapie disponibili per il Parkinson. Quello che vogliamo fare è creare una terapia flessibile, in grado di capire lo stato e le necessità del paziente, e di adattarsi a queste>>. Parla così il professor Alberto Mazzoni, esperto di Neuroingegneria Computazionale presso il dipartimento di Biorobotica dell’Università Sant’Anna. Ad aver contribuito a questo straordinario progetto c’è anche il professor Ioannis U. Isaias, capo del gruppo di ricerca dell’ateneo tedesco, di cui fanno parte anche gli italiani Chiara Palmisano e Andrea Canessa. Il prof. Mazzoni prosegue spiegando cosa accade nel cervello di una persona affetta da Parkinson durante il cammino: <<Si tratta di un cambiamento di frequenza, come quando si fanno lunghi viaggi in macchina e per continuare a seguire la stessa radio dobbiamo cambiare di frequenza. Lo stesso avviene in un paziente di Parkinson: quando si mette a camminare, un certo ritmo nell’attività del suo cervello si sposta di frequenza. Questo accade proprio nelle aree in cui ha origine la malattia e in cui noi applichiamo la terapia>>.

Si tratta, dunque, di una scoperta sensazionale in campo terapico e medico che darebbe la possibilità a chi si trova in questo difficile stato patologico di migliorare sensibilmente la qualità della propria vita. Un significativo passo avanti nella lotta al Parkinson. Morbo che solo in Italia attualmente colpisce 300.000 persone, per lo più maschi, con età d’esordio tra i 59 e i 62 anni. A preoccupare di più è anche il fatto che questa patologia sta interessando individui sempre più giovani, con una soglia d’età inferiore ai 50 anni. Un paziente su quattro ha meno di 50 anni e il 10% ne ha meno di 40. Ne dà conferma il San Raffaele di Milano.

Ancona

Progetto Kiss all’Istituto “Galilei” di Jesi: alternanza scuola-lavoro in Corea del Sud

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ANCONA – Il progetto Kiss, un’interessante esperienza di alternanza scuola lavoro unica in Italia, effettuata in Corea del Sud da quattro studentesse dell’Istituto di Istruzione Superiore “Galilei” di Jesi dell’indirizzo delle Scienze Umane – Alessandra Altaripa, Erika Chiariotti, Zoe Catani e Diletta Galassi – è stata presentata il 10 gennaio al Palazzo dei Convegni alla presenza del vicesindaco di Jesi, il professor Samuele Animali, e del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, dottor  Marco Ugo Filisetti, che ha preso atto dei notevoli risultati raggiunti dal Galilei grazie al grande impegno di tutto il personale.

L’incontro è stato moderato dalla professoressa Alessia Colasanti, che con la collega Monica Ferretti e l’apporto fondamentale della professoressa Stefania Vichi, nel 2020 ha dato origine al particolare PCTO (Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) grazie al progetto Kiss (Korea and Italy Schools and Students), stretto tra l’Istituto Galilei di Jesi e il Liceo Jeohyeon High School di Goyang, vicino Seoul, che offre spazi, anche sportivi, molto attrezzati. Fra circa un mese il Preside del Liceo di Goyang e tre insegnanti sudcoreani faranno visita all’Istituto. Galilei, mentre gli studenti sono attesi per l’anno prossimo.

Giunto al terzo anno, il progetto ha visto crescere i partecipanti che attualmente sono una trentina, tutti molto motivati. A fine gennaio si attende l’esito del concorso cui hanno aderito, consistente nella stesura di un elaborato su re Sejong il Grande (1397 – 1450), sovrano generoso e davvero illuminato, che ebbe a cuore il benessere dei suoi sudditi, con una viva attenzione per i meno abbienti. Appassionata anche lei dell’Oriente, la professoressa Ferretti è partita il 22 agosto scorso con le studentesse ed il Preside Luigi Frati per due settimane di job – shadowing in scuole di Goyang di diverso livello. Qui le allieve hanno sviluppato competenze personali e sociali seguendo lezioni di matematica, filosofia e diritto e tenendone altre di cultura italiana in inglese.

In questo modo sono riuscite a sondare la propria propensione all’insegnamento, oltre ad acquisire una maggiore fiducia in sé stesse. Le studentesse del Galilei avrebbero desiderato trascorrere più tempo con i bambini della scuola materna, probabilmente anche per l’impostazione fortemente ludica delle lezioni, incentrate sulla favola di Pinocchio, con un’attività aggiuntiva molto divertente per imparare il buffo linguaggio gestuale italico. I testi scolastici sudcoreani sono molto meno ingombranti dei nostri, perché contengono esclusivamente pagine che gli studenti dovranno imparare a memoria.

Durante l’incontro al Palazzo dei Convegni il Dirigente del Galilei ha ricordato il Piano Strategico per la Sostenibilità Ambientale e quello per l’Internazionalizzazione, che prevede ogni anno l’assegnazione di più di settanta borse di studio all’estero, corsi pomeridiani sulla cittadinanza europea e per conseguire le certificazioni in inglese e spagnolo. Questi ultimi corsi sono aumentati del75%e sono seguiti anche dal personale ATA e dagli ausiliari, nella prospettiva di una crescita in un contesto europeo.

È iniziata la collaborazione con licei di Boston e Chicago. Recente è pure l’esperienza in Madagascar, dove il Preside ha accompagnato alcuni studenti dell’indirizzo biotecnologico che hanno svolto ricerche sulle microplastiche ed i licheni dell’Oceano Indiano.

La professa Ferretti ha illustrato il progetto Kiss dell’Istituto Galilei di Jesi, avviato in piena pandemia con la realizzazione di un blog in inglese con più di trenta articoli per far conoscere le reciproche culture e le differenze tra il sistema scolastico italiano e quello coreano, improntato alla competitività e con ritmi di studio molto più intensi rispetto al nostro. Basti ricordare che per frequentare le tre più prestigiose università del Paese, concentrate a Seoul, bisogna sostenere ogni secondo giovedì di novembre il CSAT (College Scholastic Ability Test), un esame in tutte le materie della durata complessiva di circa sette ore, durante il quale l’intero Paese si ferma. Persino i voli aerei vengono sospesi per non disturbare gli studenti, ai quali i tassisti offrono gratis il trasporto.

Esaminando il contenuto dei test, riportati su particolari “giornali”, colpisce soprattutto quello di inglese: otto facciate di esercizi da svolgere in un’ora e dieci minuti… Del resto i giovani sudcoreani sono abituati ad una ferrea disciplina di studio: non solo rimangono a scuola fino alle 17, ma proseguono poi con altre ore di perfezionamento fino alle 10 di sera presso costose accademie private, in quanto il loro scopo è eccellere. Molte famiglie si indebitano per permettersele. E non è finita qui: lo studio continua a casa fino alla mezzanotte – l’una. In media, quindi, gli studenti dormono al massimo cinque ore al giorno. Non si sa quanto possa bastare a combattere lo stress il fatto che a scuola si indossino calzini e ciabatte e sia ammesso il conforto di una coperta calda e la compagnia di peluche.

Cristina Franco

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Ascoli Piceno

Acquaviva Picena, convegno di studi per la XVI Giornata per la Storia

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Foto di Cristina Franco.

I soci della Fondazione Federico II di Jesi, in collaborazione con l’Ente Associazione Palio del Duca, in occasione della XVI Giornata per la Storia, lo scorso 20 novembre, hanno organizzato un’escursione e Montefiore dell’Aso e un convegno di studi ad Acquaviva Picena.

ASCOLI PICENO – In occasione della XVI Giornata per la Storia, soci e amici della Fondazione Federico II di Jesi hanno vissuto, il 20 novembre scorso, una giornata di intense e significative esperienze culturali, attraverso un’escursione in mattinata a Montefiore dell’Aso, segnalato come uno dei borghi più belli d’Italia e, nel pomeriggio, un Convegno di Studio ad Acquaviva Picena a tema ‘Piacere, salute, arte e passioni del Medioevo’.

XVI Giornata per la Storia, l’escursione a Montefiore dell’Aso

Montefiore dell’Aso ha incantato al primo sguardo. Qui davvero ‘il paesaggio è uno stato d’animo’. Dal belvedere antistante le antiche mura si apre uno scenario immenso: un’ampia, ridente vallata con campi ben disegnati, vigneti, oliveti, casolari sparsi; al confine, sulla destra, si scorgono nitidi i monti Sibillini;  sulla sinistra, l’orizzonte del mare. Un’artista, Lina Damiani, ha lasciato sulla balconata una originale scultura in mosaico: una Tavola con frutta che richiama la varia e pregiata produzione frutticola della campagna circostante. C’è moltissimo da vedere nella cittadina e nei dintorni, ma non tutto è possibile visitare dal momento diverse chiese non sono aperte. Almeno due però sono accessibili: la Collegiata di Santa Lucia e il Complesso di San Francesco adibito a polo museale.

Prima di raggiungerli occorre informarsi almeno sommariamente sulla storia della cittadina. Di antichissime origini, Montefiore dell’Aso fu abitata da popolazioni autoctone e da Piceni, Liguri, Liburni, Pelasgi. D’importanza strategica, fu occupata da Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi subendo le contrastate vicende dei guelfi e dei ghibellini. Nel XV secolo per concessione del papa Sisto V vi fu costruito l’Ospedale di Santa Maria della Misericordia; nei due secoli successivi visse il periodo di maggiore floridezza grazie alla presenza di diverse nobili famiglie e di grandi proprietari terrieri. Nell’800 il munifico sindaco Luigi De Vecchis fece installare un acquedotto e dotò la cittadina di un impianto elettrico autonomo, uno dei primi in Italia.

Oltre a questo personaggio di spicco altri non meno illustri sono da ricordare: il cardinale Gentile Pardino che lasciò a metà del XIV secolo nella chiesa di S. Francesco uno splendido monumento funebre in marmo, di scuola napoletana, dedicato ai suoi genitori; il pittore e xilografo Adolfo De Carolis il cui sepolcro è nella stessa chiesa; il pittore Carlo Crivelli, nato a Venezia nella prima metà del ‘400, ma vissuto a lungo nelle Marche, che lasciò a Montefiore dell’Aso un polittico meraviglioso considerato il suo capolavoro, purtroppo  ridotto a trittico perché nell’800 smembrato in tavole oggi esposte nei più importanti musei del mondo o disperse.

Anche grandi artisti contemporanei sono nati o sono vissuti qui a lungo: Giancarlo Basili, scenografo teatrale e cinematografico di fama internazionale a cui è dedicata una grande sala del Centro di Documentazione presso il Complesso di San Francesco; Adolfo De Carolis, autore di 69 bozzetti destinati al Palazzo del Podestà di Bologna e poi donati a Montefiore dell’Aso, che ora decorano magnificamente la Sala Consiliare dello stesso Complesso insieme ad una collezione completa delle sue xilografie. Non è da dimenticare anche Domenico Cantatore, pugliese, ma cittadino onorario di Montefiore dell’Aso a cui ha lasciato 114 opere grafiche.

Altro ancora da ammirare: l’intero ciclo degli affreschi dedicati alla vita di Gesù, del Maestro di Offida, che decorano l’antica abside della Chiesa di S. Francesco; il portale in arenaria della Pinnova risalente al X secolo, con formelle i cui soggetti sono ancora in parte da interpretare; e inoltre il Museo dell’Orologio dove sono conservati orologi di ogni epoca e meccanismi di quelli un tempo nelle torri civiche dei quali uno, rarissimo, risalente al XVII secolo. Si lascia la cittadina con la convinzione che Montefiore dell’Aso meriti senz’altro una più lunga visita e che sia uno splendido luogo di villeggiatura: il mare è a pochissimi chilometri, vicini sono anche i Sibillini e le campagne.

XVI Giornata per la Storia, il Convegno ad Acquaviva Picena:  Avventure con Donne Cortesi

Nell’antica, poderosa, fortezza di Acquaviva Picena, dove dicono che ancora si aggiri l’inquieto fantasma del Capitano della Rocca, ha avuto luogo nel pomeriggio il Convegno di Studio della XVI Giornata per la Storia organizzato dall’Ente Associazione Palio del Duca in collaborazione con la Fondazione Federico II di Jesi.

L’incontro si è tenuto nella Sala del Palio, prossima alla Piazza del Forte. Dopo il benvenuto del sindaco Sante Infrisoli e dell’assessore alla Cultura Marianna Spaccasassi, la direttrice del Centro Studi Federiciani, Franca Tacconi, ha presentato i relatori facendo presente che esiste un’ampia letteratura intorno ai temi quest’anno considerati dal Convegno. Primo a prendere la parola è stato l’ingegner Maurizio Medori, ex funzionario dell’Ufficio Tecnico del Comune di Acquaviva Picena, che ha trattato l’imbarazzante argomento del meretricio nel medioevo non con disinvoltura e malizia, ma conformemente ad una rigorosa documentazione storica.

«Già nell’antichità – ha esordito – esistevano a Roma le ‘lupae’, sacerdotesse sacre che praticavano la prostituzione. I lupanari caddero con l’impero romano, ma il meretricio continuò a diffondersi. Tra il ‘500 e il 1000 non si hanno notizie a riguardo, ma la prostituzione era certo praticata ovunque. Divenne anche nomade quando le città furono  abbandonate a causa di guerre, incursioni, pestilenze e la popolazione si rifugiò in campagne e villaggi. Nell’alto medioevo – ha osservato il relatore – tutti viaggiavano: i re con il loro seguito, i mercanti e i proprietari terrieri che controllavano i loro possedimenti, gli eserciti e i soldati mercenari. Ad eccezione dei chierici, che si muovevano alla ricerca di un maestro, tutti viaggiavano con scorte. A queste appartenevano anche ‘donne cortesi’ che seguivano il flusso di fiere, mercati e persino pellegrinaggi religiosi. Ci si prostituiva quanto mai frequentemente per necessità, per povertà, per sopravvivere in mancanza di altre risorse. Passato l’anno mille le città ripresero vita. Crebbe la popolazione in tutta Europa e si ritenne che la prostituzione dovesse essere istituzionalizzata; almeno in parte perché continuò ad essere praticata illegalmente specie in baracche di fortuna presso i fiumi, ‘au bord de l’eau’ (da cui il termine ‘bordello’).

Si costruirono però legalmente postriboli, bagni pubblici, detti ‘stufe’, e case d’accoglienza. La Chiesa osteggiò l’omosessualità, ma ritenne la prostituzione un male minore della società fino a quando la Controriforma  impose maggiori restrizioni e più severi controlli. Più tardi sarebbero venute le cortigiane di lusso, donne contese per la loro avvenenza, spesso anche colte, che posarono per pittori ed artisti».

A corollario della relazione la dottoressa Franca Tacconi ha ricordato le disposizioni prese a riguardo da Federico II. Nel primo libro del Codice Melfitano sancì che le prostitute venissero tutelate  equiparandole alle vedove e alle vergini; nel secondo, che le violenze subite dovessero essere denunciate entro otto giorni. Stabilì inoltre che alle madri accusate di aver prostituito le figlie venisse tagliato il naso. Gravissime condanne erano inoltre inflitte a chi uccideva una prostituta. Precedentemente il reato nemmeno esisteva e il colpevole non era né denunciato né punito.     

XVI Giornata per la Storia, il Convegno ad Acquaviva Picena: Negli orti segreti

«Si perde nella notte dei tempi lo studio delle erbe – ha esordito il dottor Roberto Magnani, medico chirurgo esperto in Fitoterapia e storia della Medicina – Fin dalla preistoria  presso tutte le civiltà si cercò di scoprire le loro proprietà, inizialmente in modo empirico e commettendo errori, poi codificandole e indicandone l’uso. A chi sapeva usare erbe curative vennero attribuiti spesso poteri magici. Nel medioevo lo studio delle piante divenne una vera disciplina presso università e monasteri. In questi i ‘monaci infirmatari’ furono delegati alla ricerca delle virtù terapeutiche e all’uso delle erbe che venivano assunte con preparazioni diverse: come tisane, come infusi di fiori e foglie o in polvere, mescolate con miele. Ogni convento aveva un ‘hortus simplicium’ dove si coltivavano erbe medicamentose. Erano almeno venti quelle di più largo consumo fra le quali salvia, basilico, liquirizia, aloe, papavero, avena, maggiorana, rosmarino, menta.

Venivano conservate negli ’armorium pigmentariorum’, da ritenere le più antiche farmacie. Una santa,  riconosciuta come tale solo nel 2012, ma vissuta intorno all’XI secolo, è considerata la ‘patrona delle erbe’: la monaca benedettina Ildegarda di Bingen,  autrice di due trattati sulle erbe. Al IX secolo risale invece la fondazione della Scuola Salernitana dove operò una eclettica dottoressa ricordata dalla storia: Trotula, autrice di un importante trattato di ginecologia, puericultura, fitoterapia, igiene, cosmesi. Con un famoso editto Carlo Magno sancì che dovessero essere coltivate almeno 89 specie di piante medicamentose di cui, obbligatoriamente sei: rosmarino, salvia, ruta, menta, cumino, dragoncello. Di alcune erbe, ancora oggi di uso comune, generalmente si ignorano le proprietà benefiche invece ben note in passato. In ogni modo molte delle antiche erbe sono entrate anche nella moderna farmacologia».

XVI Giornata per la Storia, Il Convegno ad Acquaviva Picena: Divertirsi a ricordare

Simpatico e divertente è stato l’intervento, quasi giullaresco, di Pierpaolo Pederzini, qualificato come ‘RimAttore, Comico mnemonico di contatto, Menestrello’. Ha parlato de ‘L’arte della memoria’, cioè delle metodologie a cui è possibile ricorrere per memorizzare le più diverse discipline. È una originale, utilissima materia che egli  insegna in tutte le scuole, anche in quelle primarie. La si fa risalire ad epoca lontana, quando non esistevano libri scolastici e gli allievi dovevano ritenere a memoria quanto ascoltavano dal maestro. Si fonda sull’abbinamento di un concetto astratto, scientifico o letterario, con un’immagine o una serie logica di immagini concrete e visibili. Ha strabiliato i presenti ricordando versi singoli di un canto del Paradiso di Dante suggeriti solo da un numero. Ha presentato questo gioco della memoria verseggiando in rima, sorprendendo per la sua abilità di ‘giocoliere della parola’ e regalando sorrisi a tutti.

Augusta Franco Cardinali

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Focus

Giulianova, il 5 agosto Augusto Di Stanislao presenta il suo nuovo saggio “Controvento”

Un libro che tratta di adolescenti, un piccolo manuale per i genitori di oggi e domani, in cui l’autore offre spunti e soluzioni

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presentazione saggio Augusto Di Stanislao Controvento

GIULIANOVA – Il prossimo venerdì 5 agosto, presso la Terrazza “Kursaal” a partire dalle ore 21, l’autore Augusto Di Stanislao presenta il suo ultimo saggio “Controvento – Riflessioni sull’adolescenza”. In questo nuovo libro, affronta il tema dell’adolescenza, con una particolare attenzione rivolta a tutti quei ragazzi che spesso si ritrovano privi di riferimenti e guide.

L’autore intende offrire soluzioni e nuovi spunti, in grado di fare la differenza. “Controvento” di Augusto Di Stanislao è una sorta di piccolo manuale utile ai genitori di oggi e di domani e a tutti coloro che volgiono avere maggori strumenti per interpretare meglio il mondo che cambia e che modifica leazioni, visioni e comportamenti.

A dialogare con l’autore, il giornalista Walter De Berardinis, mentre in apertura di serata l’Assessore alla Cultura del Comune di Giulianova Paolo Giorgini porterà i saluti dell’Amministrazione. Al termine della presentazione del suo ultimo saggio, Di Stanislao risponderà alle domande del pubblico. L’ingresso è gratuito.

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