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Chieti

Derubano e picchiano due venditori di cocco polacchi. Un arresto e sette ricercati

Vasto: L’episodio risale allo scorso 19 agosto, quando sulle spiaggia di Vasto scoppiò una rissa tra i venditori ambulanti

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L’episodio risale allo scorso 19 agosto, quando sulle spiaggia di Vasto scoppiò una rissa tra i venditori ambulanti. Un 28enne, senza fissa dimora, è stato arrestato dalla polizia, con l’accusa rapina in concorso, aggravata dall’uso di armi atti a offendere. Altre 7 persone sono invece ancora ricercate. A rimetterci, in quella rissa, furono due venditori di cocco di origine polacca  che riportarono ferite guaribili in 25 e 10 giorni e persero la merce ed un marsupio con soldi ed effetti personali.

Abruzzo

A14, stop cantieri Marche-Abruzzo: tutte le corsie disponibili

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ANCONA – Sull’autostrada A14 Bologna-Taranto, in particolare nel tratto marchigiano-abruzzese Pedaso-Val di Sangro, stamattina “le squadre della Direzione di Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia hanno completato le operazioni di rimozione dei cantieri di ammodernamento, come previsto dal cronoprogramma condiviso con le Istituzioni locali, sotto la supervisione del Ministero del Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile. Dalla tarda mattina, grazie all’interruzione delle lavorazioni, è stata ripristinata la viabilità su tutte le corsie disponibili, sia in direzione Nord che in direzione Sud”.

Come riporta l’Ansa, lo comunica Autostrade per l’Italia. “L’interruzione delle lavorazioni, che proseguirà fino alla sera di martedì 6 settembre, – spiega la società – consentirà di garantire una maggiore fluidità al traffico per le settimane estive, caratterizzate da un incremento dei flussi di traffico per via degli spostamenti verso le località di mare e di rientro dalle vacanze verso le città”. I cantieri, “da oggi sospesi nel tratto della A14 tra Pedaso e Val di Sangro, rientrano nel programma di ammodernamento e potenziamento che Autostrade per L’Italia sta portando avanti sulle principali infrastrutture della rete, secondo quanto previsto dalle più recenti linee guida del Ministero concedente”.

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Chieti

Anziana truffata a Chieti, arrestato falso maresciallo a Napoli

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cc carabinieri 112 volante

CHIETI – Da Napoli in Abruzzo, per commettere truffe agli anziani e spillare loro denaro. È stato arrestato il falso maresciallo dei carabinieri che ha sottratto 1.300 euro ad un’anziana di 79 anni di Chieti. I carabinieri della stazione di Chieti Principale, insieme ai colleghi del Norm, l’hanno rintracciato a Napoli.

L’uomo, di 48 anni, si faceva aiutare da un complice per compiere le truffe agli anziani. Non si sarebbe infatti trattato della prima volta che mettevano a segno un colpo, in Abruzzo. Entrambi i soggetti sono partenopei.

Lo scorso 26 maggio il quarantottenne si è messo in contatto con l’anziana pensionata di Chieti, si è presentato come maresciallo dell’Arma e le ha riferito che il figlio aveva provocato un incidente stradale, per il quale bisognava procedere all’arresto. Arresto che tuttavia si sarebbe potuto evitare, previo pagamento di un’ammenda. L’anziana non ci ha pensato su un momento e si è precipitata a prelevare il denaro all’ufficio postale, per consegnarglielo ed evitare che il figlio venisse arrestato.

I carabinieri, quelli veri, durante le indagini hanno passato al setaccio le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nei pressi del luogo, a Chieti, in cui la donna preoccupata per le sorti del figlio, ha consegnato i soldi al falso maresciallo. Questi, è stato così identificato, anche grazie ad un’evidente caratteristica fisica. L’uomo infatti, zoppica vistosamente e questo ha consentito di collegarlo ad altri episodi analoghi, sempre avvenuti in Abruzzo con lo stesso metodo.

Proseguono le attività investigative dei carabinieri, coordinate dalla Procura, per accertare le responsabilità dei due partenopei in altri casi di truffe agli anziani, verificatisi nella provincia di Chieti.

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Chieti

Condannati per omicidio colposo gli imputati al processo “Marina bis”

Tra gli 11 appartenenti alla Marina Militare morti dopo aver respirato amianto in servizio, anche il chietino Francesco Paolo Sorgente.

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condannati per omicidio colposo gli imputati al processo Marina bis

CHIETI – Si è concluso a Venezia nel tardo pomeriggio di ieri, il processo di appello Marina bis”, che ha visto la parziale riforma della sentenza di assoluzione in primo grado nei confronti degli imputati accusati di omicidio colposo per la morte di 11 appartenenti alla Marina Militare che, durante il servizio, hanno respirato amianto nelle unità navali. Ne dà notizia Ezio Bonanni, presidente dell'”Osservatorio Nazionale Amianto” e avvocato difensore degli eredi del chietino Francesco Paolo Sorgente, capitano di Vascello del Genio Navale in servizio nella Marina Militare dal 12 marzo 1968 fino al 30 gennaio 2000.

Nello svolgimento delle sue funzioni, Sorgente è stato professionalmente esposto a polveri e fibre di amianto che hanno determinato l’insorgenza di un mesotelioma pleurico che, dopo enormi sofferenze, ne ha provocato la morte nel gennaio 2009. Grandissima la soddisfazione di Bonanni che ha dichiarato: «Dopo tre anni di battaglie processuali giustizia è fatta per la famiglia Sorgente. La Marina affonda sull’amianto! Continueremo a sollecitare le bonifiche, la messa in sicurezza delle nostre unità navali, la tutela giuridica, anche con risarcimenti, senza la necessità, speriamo, di dover sempre ricorrere all’Autorità giudiziaria». 

La III Sezione della Corte di Appello di Venezia, presieduta dalla Dott.ssa Patrizia Vincenzina Montuori, ha riformato parzialmente la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Padova nei confronti del processo detto Marina bis e ha riconosciuto la penale responsabilità in merito alla morte delle vittime dell’amianto in Marina.

Sono state emanate sentenze da 1 a 2 anni di reclusione e i condannati dovranno pagare come risarcimenti danni, 50 mila euro ad erede. Decisiva, in questo processo, la super perizia disposta dalla stessa Corte di Appello, su richiesta delle parti civili, che ha confermato e ribadito la sussistenza di un rapporto causale tra l’esposizione patita da ogni singolo lavoratore e l’insorgenza della relativa malattia, nonché l’altissima concentrazione di polveri e fibre di amianto inalate dai Marinai.

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