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Ancona

Per l’Arpam’ le Marche migliorano la qualità del suo ‘ambiente’: eccellenza per la balneazione

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ANCONA – Aria, mare, fiumi, laghi e acque sotterranee nelle Marche dalla qualità che in generale migliora ed è eccellente per la balneazione: a confermarlo sono i dati sull’ambiente nelle relazioni pluriennali e sulla stagione balneare 2019 pubblicati dall’ARPAM (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente delle Marche) e presentati nella sede regionale questa mattina in presenza dell’assessore all’Ambiente Angelo Sciapichetti.

‘L’attenzione della Regione Marche per il tema della tutela dell’ambiente è massima, abbiamo attivato con costanza e determinazione politiche positive, convinti della necessità e improcrastinabilità dell’agire cui l’intero pianeta ci chiama. I dati ambientali – dichiara tramite comunicato della Regione l’assessore – confermano miglioramenti nello stato di qualità dell’aria, del trend stabile positivo del mare, fiumi e laghi, così come confermano, per la stagione appena trascorsa, l’eccellenza marchigiana dei litorali destinati alla balneazione.

Angelo Sciapichetti (Il Martino - ilmartino.it -)

Angelo Sciapichetti

Nell’anno che ci vede unico territorio italiano da visitare nel 2020 consigliato da ‘Lonely Planet’, che peraltro nella motivazione usa l’aggettivo “stupefacente” per definire la nostra terra, i dati dell’ARPAM rinforzano con il necessario rigore scientifico l’idea che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta’.

Giancarlo Marchetti, Direttore Generale di ARPA Marche, ha affermato di essere ‘Orgoglioso di presentare i dati riassuntivi sulle nostre attività di monitoraggio nelle matrici acqua e aria. Assolviamo in questo modo ad uno dei nostri principali compiti, quello di comunicare alla popolazione marchigiana la qualità dell’ambiente in cui vivono e operano i cittadini.

Giancarlo Marchetti

Lo facciamo garantendo un percorso di qualità e trasparenza nella costruzione del dato, frutto di norme che ne regolano lo svolgimento e grazie alla elevata professionalità dei tecnici dell’Agenzia chiamati a svolgere tali funzioni. Mi impegno sin da ora a garantire una frequenza di informazione dei dati con cadenza annuale in modo tale da rispondere al meglio alle necessità di conoscenza ambientale sia dei cittadini sia della Regione che deve compiere a valle azioni di pianificazione a riguardo’.

Le relazioni triennali dell’ARPAM sulla qualità dell’aria, dei corpi idrici fluviali, marino costieri e lacustri, delle acque sotterranee e quella annuale sulla stagione di balneazione 2019, forniscono un quadro ricco di dati e informazioni organizzati secondo parametri dettati dalle norme nazionali e comunitarie in vigore sullo stato dell’ambiente nella regione.

Per quanto concerne la qualità dell’ARIA i dati presentati sono rilevati nel quadriennio 2015-2018 dagli strumenti installati presso i laboratori mobili (2) e le stazioni fisse (17 stazioni dotate di 93 analizzatori), e da risultati di analisi di laboratorio. Il quadro di sintesi fornisce risultati positivi e nella maggioranza dei casi con trend degli inquinanti in significativa diminuzione rispetto alle serie storiche. La criticità è nella presenza di Ozono nei mesi estivi ma nel corso del 2018 non sono stati registrati superamenti della soglia di informazione e quindi anche di allarme, in miglioramento rispetto agli anni precedenti.

Per i FIUMI nella regione Marche sono stati individuati e tipizzati 185 corpi idrici fluviali; la rete di monitoraggio ARPAM è composta da 124 stazioni di campionamento, di cui 106 monitorate nel triennio 2015-2017. L’83% dei corpi idrici naturali è collocato nelle classi buona e sufficiente, il 17% in stato scarso e nessuno in quello cattivo. I corsi d’acqua fortemente modificati presentano il 58% di corpi idrici in classe buona e sufficiente, il 36% in classe scarsa ed il 6% in classe cattiva. Nelle Marche, lo stato chimico del 78% dei corpi idrici naturali si colloca in classe buona, percentuale che si assesta al 61% per ciò che riguarda i corsi d’acqua fortemente modificati. Il trend è stabile nell’ 88% dei casi nel periodo 2013-2017, in aumento nell’ 1% e in diminuzione nell’11%.

LAGHI: Dei sette corpi idrici lacustri presenti nella rete di monitoraggio della regione, tutti artificiali, sono sei (Mercatale, Castreccioni, Gerosa, Fiastrone, Polverina e Borgiano) quelli monitorati dall’ARPAM nel triennio 2015-2017. Confermata la classificazione sufficiente dello stato ecologico dei laghi rilevata nel triennio precedente, ad eccezione del lago di Mercatale che ha registrato un miglioramento raggiungendo uno stato di qualità ecologica buono, pur compiendo una flessione per ciò che riguarda lo stato chimico.

I CORPI IDRICI MARINO COSTIERI: nel triennio 2015-2017 i parametri riferiti al fitoplancton e ai macroinvertebrati bentonici confermano i buoni risultati del triennio precedente, registrando un miglioramento più sensibile del primo parametro, che passa in 8 stazioni su 10 dalla classe sufficiente a quella elevata; la medesima classificazione (elevata) rimane complessivamente stabile per quanto riguarda i macroinvertebrati bentonici, che rappresentano un buon indicatore ambientale in quanto particolarmente sensibili a stress ambientali ed inquinanti chimici. La classificazione tra buono e sufficiente di tutti gli altri parametri considerati (elementi fisico-chimici e chimici) determina per tutti i litorali marchigiani uno stato ecologico complessivo collocato in classe buona: nei tratti Pesaro-Fano, Senigallia-Ancona e Numana-Porto Recanati, lo stato ecologico risulta sufficiente. Lo stato chimico nella maggioranza dei casi è buono.

LE ACQUE SOTTERRANEE: La rete è costituita da 233 stazioni, di cui 130 pozzi e 103 sorgenti. Sono ad uso idropotabile 183 stazioni, 28 vengono utilizzate prevalentemente per il monitoraggio, 21 sono dedicate ad altri usi (irriguo, famigliare, anti incendio, etc..) ed una per uso industriale. Nel triennio i campioni analizzati sono stati 682, mentre sommano a 927 le misurazioni di portata e di soggiacenza. I parametri determinati, individuati dalla normativa, sono stati 94.000. La qualità delle acque sotterranee mostra una condizione generalmente “buona” (83% per un totale di 190 stazioni) nelle aree interne e di montagna, mentre sono presenti alcuni siti con stato chimico “non buono” in aree a maggiore antropizzazione lungo la fascia costiera.

LE ACQUE DI BALNEAZIONE: Nei 173 chilometri della costa marchigiana, sono 242 i punti di prelievo sui quali l’ARPAM ha effettuato i propri controlli, a cui si aggiungono i 9 bacini interni balneabili nei territori di Caldarola, Cingoli, Fiastra, Serrapetrona e Ascoli Piceno, per un totale complessivo di 2250 campioni prelevati e analizzati dalla fine di aprile al 30 settembre. Nella stagione 2019 le acque di balneazione marchigiane hanno visto attribuire la classe eccellente in 200 casi e quella buona in 31 casi, confermando le ottime prestazioni del nostro litorale nel 92% dei punti monitorati. Rispetto al 2018 sono 7 i punti che migliorano la classificazione. Sono invece 11 quelli che hanno registrato un peggioramento, ma occorre in questi casi tener conto dell’elevata piovosità registrata in particolare nel corso di tutto il mese di maggio e della conseguente natura poco favorevole alla classificazione dei relativi campioni. Permangono nella classe scarsa, senza variazioni rispetto all’anno precedente, soltanto 9 punti di campionamento, caratterizzati però dalla particolare ubicazione in prossimità della foce dei fiumi Musone, Potenza e Chienti dove le acque, a causa delle precipitazioni mensili superiori alla media degli ultimi 20 anni per la maggior parte del periodo estivo, hanno subito l’apporto di carichi potenzialmente inquinanti.

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“Lo sviluppo sostenibile: ricerca, strategie, esperienze”, seminario all’ I. I. S. Galilei di Jesi

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Lo sviluppo sostenibile ricerca strategie esperienze seminario scientifico al Galilei di Jesi

JESI – Il 19 novembre 2021 l’I.I.S. Galilei di Jesi, dotato sia di un piano di internazionalizzazione che di un piano strategico di educazione ambientale e della sostenibilità, ha ospitato la FAST – Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, un’organizzazione no-profit, per il primo, densissimo seminario di formazione scientifica per gli studenti su “Lo sviluppo sostenibile: ricerca, strategie, esperienze”.

L’evento, il primo di una serie organizzata in diverse scuole e regioni, è stato patrocinato dal Comune di Jesi e coordinato dalla dott.ssa Rosaria Gandolfi. Nell’occasione è stato presentato anche il concorso della FAST “I GIOVANI E LE SCIENZE 2022”, cui il Galilei ha partecipato spesso con diversi gruppi di studenti ottenendo ottimi risultati, grazie soprattutto al prof. Edgardo Catalani e alla prof.ssa Milva Antonelli, che ha ricordato le successive trasferte dei suoi allievi per competizioni internazionali a Taiwan, Londra, Stoccolma, Bruxelles, in Brasile, in Messico, Tunisia, Turchia ecc. Quest’anno ben undici studenti del Galilei si recheranno all’E.S.A. di Dubai. Il seminario, seguito on line anche da altre scuole, ha rappresentato un forte sprone per i giovani, affinché si impegnino nella ricerca scientifica per essere protagonisti del cambiamento urgentissimo e indispensabile per salvare il nostro pianeta dal collasso. Questo il messaggio ribadito più volte da relatori di caratura internazionale, i cui interessantissimi interventi meriterebbero ognuno un articolo a parte.

Il primo relatore, Ivan Manzo, componente del segretariato ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha sottolineato l’urgenza dello sviluppo sostenibile in Italia e le strategie dell’ONU attraverso i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, profondamente interconnessi, perché investono non solo l’ambiente, ma anche le istituzioni e la realtà sociale ed economica. La CO2 ha superato i livelli pre-pandemici; in più si è aggiunto il problema dello smaltimento delle mascherine, che per decomporsi possono impiegare fino a 450 anni. Oltre a mettere sotto pressione l’ecosistema con la deforestazione, l’uomo preleva specie animali: solo per quelle selvatiche il traffico illegale ammonta a circa 28 – 30 miliardi di dollari l’anno.  Il contatto nei mercati di esseri che vivono agli antipodi ha generato lo spillover, il salto di specie di un virus all’uomo. Circa il 60% delle malattie infettive nel mondo sorgono proprio per zoonosi. La pandemia non è stata un evento imprevedibile, perché da anni la comunità scientifica, inascoltata, aveva dato l’allarme. Ci stiamo letteralmente divorando il pianeta: dal 2004 al 2017 con la deforestazione si sono persi 43 milioni di ettari e il 45% di quello che resta versa in uno stato di degrado. L’Overshoot Day, il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno, sta costantemente arretrando: se negli anni ’70 nemmeno esisteva, negli anni ’90 è caduto in dicembre, ma nel 2021 si è verificato il 29 luglio, come nel 2019. Continuiamo intanto a sfruttare così tanto gli ecosistemi, che rischiamo conseguenze deleterie sul nostro benessere. Per arrivare allo stesso tenore di vita degli statunitensi avremmo bisogno delle risorse di cinque pianeti, mentre ne servirebbero 2,8 per uguagliare gli Italiani. Finora si consumano in media risorse per 1,7 pianeti, ma non potrà durare a lungo. Urge ristabilire un equilibrio con la natura, con la quale abbiamo invece instaurato un rapporto scellerato che ci ha condotto al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità, le principali emergenze ambientali. L’aumento medio della temperatura terrestre è di + 1,1°C, ma è già a quota + 2°C nel Mediterraneo, soprattutto in Italia.

Come conseguenza del depauperamento delle risorse naturali si prevede, entro il 2050, la migrazione di 250 milioni di persone. Il deserto del Sahel, posto sotto il Sahara, si sta estendendo e le popolazioni di quest’area si stanno già riversando in Italia, dove oltre 2,4 milioni di persone vivono in aree ad alta pericolosità di inondazione ed alluvione. L’uomo ha già modificato il 75% delle terre emerse e il 66% dell’ecosistema marino; così le specie naturali scompaiono mille volte più velocemente che in passato. Su otto milioni di specie conosciute, un milione è a rischio di estinzione. Le zone umide, ottime per lo stoccaggio di CO2, sono state ridotte dell’83%. Si sta anche verificando un’apocalisse silenziosa: quella degli insetti: almeno 1 su 10 è a rischio d’estinzione. Le risposte al baratro verso cui ci stiamo dirigendo risalgono al 2015, quando 193 Paesi, compresa l’Italia, hanno firmato l’Agenda 2030 dell’ONU, composta da 17 eterogenei Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: dalla lotta alla fame nel mondo, al cambiamento climatico e alla povertà, alla creazione di energia rinnovabile accessibile a tutti. L’accordo globale sul cambiamento climatico ha l’obiettivo di limitare l’aumento medio della temperatura terrestre entro i 2°C, facendo il possibile per restare sotto 1,5°C, livello tollerato dai meccanismi di adattamento dell’uomo e oltrepassato il quale molte isole del Pacifico finiranno sott’acqua, rischiando inoltre effetti feedback incontrollabili. La Convenzione sulla diversità biologica ci impone, entro il 2050, di vivere in armonia con la natura, ossia di spostare l’Overshoot day al 31 dicembre. Entro il 2050 ci si è posti l’obbiettivo della neutralità climatica, del net-zero, ossia le emissioni di gas serra dovranno essere totalmente assorbite dagli ecosistemi.

Ma se entro il 2030 non riusciremo ad invertire la curva delle emissioni e della perdita di biodiversità, non potremo raggiungere nessuno degli obiettivi per il 2050, con pesanti impatti sulle nostre vite. Dal rapporto ASviS, steso da seicento esperti che monitorano la situazione in Italia, emergono questi dati: attualmente il 9,4% della popolazione (5,6 milioni) vive in povertà assoluta. Il 46% degli Italiani è in sovrappeso e sarebbe necessario un riequilibrio con il resto del globo, dal momento che 816 milioni di persone muoiono di fame. La quota di laureati al nord (31,3%) risulta superiore rispetto al sud (21,3%). Drammatici e paradossali i dati sulla dispersione idrica: dal 1900 ad oggi i ghiacciai italiani, cioè le nostre riserve idriche, si sono ristretti di circa il 50%, ma attualmente ben il 42% delle acque si perde nel tragitto verso l’utente finale. La quota di energie rinnovabili attualmente usate è al 20%, mentre l’obiettivo europeo per il 2030 è del 40%. L’80% dell’energia prodotta nel mondo, però, proviene ancora dai combustibili fossili. Il tasso di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano nel 2020 era al 23,3%, primato negativo europeo. In ricerca e sviluppo ancora investiamo troppo poco, l’1,5% del PIL a fronte di una media UE del 2,2 ed entro il 2030 ci è stato imposto di raddoppiare la percentuale. Negli ultimi dieci anni l’aumento della disuguaglianza di reddito ha superato il 7%, importante è invece una redistribuzione delle ricchezze. Circa 80 mila italiani all’anno muoiono prematuramente a causa del PM 10, l’inquinante che compone lo smog, e questo ci conferisce la maglia nera, con la regione padana che è la più inquinata d’Europa.

Un primato positivo italiano è invece rappresentato dalla quota di materie prime ritrattate e reimmesse nel sistema economico: ben il 19,5% contro la media UE dell’11,8%. Si tratta comunque di un trend positivo che va triplicato entro il 2010. Gli stock ittici in Italia sono ipersfruttati, con il rischio serissimo che l’ecosistema marino arriverà al tracollo con un impatto tragico su tante famiglie. L’Italia è il Paese più ricco di biodiversità ecologica, ma siamo molto lontani dalla sostenibilità. Un grosso problema è la cementificazione, che nel nostro Paese cresce a ritmi superiori alla media europea. C’è una legge in Parlamento bloccata da anni e sarebbe l’ora di occuparsene seriamente. In miglioramento per fortuna la durata dei procedimenti civili, diminuita di 63 giorni.

Molto stimolante anche l’intervento di Eleonora Polo, ricercatrice Isof-Consiglio nazionale delle ricerche, impegnata nella divulgazione scientifica nelle scuole superiori, anche tramite 15 video divertenti in stile Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, pubblicati sul sito del Cnr dedicato alle comunicazioni. Presentando la sua esperienza, ha ricordato un’affermazione di Thomas A. Edison: «Il genio è per l’1% ispirazione e per il 99% traspirazione», sottolineando così l’importanza del lavoro, perché la sola idea può essere una scintilla che poi si spegne. Secondo una recente direttiva dell’Unione Europea, chi fa ricerca oggi deve saper coinvolgere la società, diventando uno storyteller che fornisce informazioni sul proprio lavoro e ascolta le istanze in un flusso osmotico continuo.

Durante l’approfondimento sul problema delle micro/nanoparticelle è emerso che la contaminazione è talmente pervasiva che ogni settimana ci mangiamo 5 grammi di plastica, come una tessera del bancomat. In un anno ne ingeriamo 250 grammi, mentre in una vita intera si arriva addirittura a 20 kg! La ricercatrice ha anche scritto libri sul problema delle isole di plastica, sulla quale la comunicazione non è attualmente molto corretta e questo è un danno, perché poi si butta denaro in progetti inutili. Si tratta in realtà, secondo la denominazione di Charles Moore, di “zuppe” di plastica, formate da piccolissimi pezzi – soprattutto delle dimensioni tra gli 0,33 mm e i 5 mm – e non da grandi ammassi. Le microplastiche che già entrano in mare come tali, sono contenute in cosmetici e prodotti per la casa, microfibre prodotte dal lavaggio in lavatrice, vernici a spruzzo e cere abrasive. Sia le micro che le nanoplastiche sono molto pericolose perché si portano dietro additivi o assorbono dall’ambiente agenti inquinanti dannosi per la salute. Per le nanoplastiche mancano ancora tecniche, procedure e apparecchiature e quindi è su questo che potrebbero lavorare i giovani. Di isole di plastica ce ne sono ben sei: tutto quello che galleggia nel giro di due anni e mezzo finisce per convergere in quelle aree. Con il covid pare che sia raddoppiata la quantità di plastica che finisce in mare per gli imballaggi del delivery e i dispositivi sanitari. L’anno scorso nel mondo sono stati prodotti 460 milioni di tonnellate di plastica e di solito un 5-10% finisce in qualche via d’acqua e quindi negli oceani. Tra quanto finisce in mare ed è prodotto sulla terraferma rientra pure il particolato prodotto dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto.

Per quanto riguarda il concorso “I GIOVANI E LE SCIENZE”, Alberto Pieri, segretario generale FAST, ha dichiarato che si tratta dell’unico percorso italiano per entrare nelle competizioni internazionali in giro per il mondo, un premio aperto a tutti i campi scientifici e tecnologici, ma per partecipare bisogna dimostrare delle doti e competenze interdisciplinari. ù

Gian Marco Luna, direttore del CNR-IRBIM di Ancona, è intervenuto invece su “Il ruolo della ricerca per la sostenibilità e la biodiversità dei mari”. La blue economy sta crescendo tantissimo, molto di più di settori tradizionali, con un fatturato di 500 miliardi di euro all’anno. I mari, che sono due terzi della superficie del nostro pianeta, non sono mai stati tanto sfruttati come ora, anche perché se ne estraggono risorse minerarie. L’uso dei combustibili fossili sta acidificando gli oceani, che aiutano ad assorbire la CO2, ma non potranno farlo all’infinito.

Matteo Giantomassi, responsabile del Servizio Comunicazione Istituzionale e relazioni dell’ATA Rifiuti, ha trattato successivamente l’argomento “L’educazione ambientale come attivatore di cambiamenti culturali”. «Dobbiamo riuscire a far dialogare i due mondi della cultura scientifica e umanistica in maniera più efficace, puntando ad una società più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, immaginando un mondo nuovo» ha affermato. Tra gli obiettivi da raggiungere, c’è, a livello provinciale, l’aumento della raccolta differenziata dal 71% al 75%, e la premiazione dei comportamenti virtuosi dei cittadini.

Claudio Pettinari, Rettore dell’Università degli studi di Camerino, durante il suo intervento su “La ricerca per un’economia circolare e sostenibile”, ha sottolineato l’emergenza di problemi come l’energia e la plastica, della quale comunque non si potrà fare a meno. Circa tre miliardi di persone non hanno accesso diretto all’energia elettrica e continuano a cucinare bruciando legna. Alcuni calcoli ci dicono che fra circa 40 – 50 anni le risorse di petrolio saranno terminate. Il consumo di energia elettrica produce una quantità di CO2 così elevata che non è sopportabile e questo determina l’aumento della temperatura dei mari. Se la temperatura dell’Adriatico dovesse salire di un grado nei prossimi dieci anni, eventi come quelli di Taranto o di Catania sarebbero disastrosi come l’uragano Katrina. L’Italia sarà il Paese europeo che risentirà maggiormente dell’aumento climatico. Bisognerà trovare energie alternative, ma non possediamo più la maggioranza dei metalli di cui abbiamo bisogno per una conversione green e quindi bisogna assolutamente recuperarli con un’economia circolare. Il maggior potenziale sta forse nel vuoto. Il MOF – Metal Organic Framework, è un sistema fatto da ioni metallici e molecole organiche, che uniscono a ponte ioni metallici. Più vi si crea del vuoto, più questo dispositivo ha delle potenzialità, come quella di assorbire e stoccare CO2 o idrogeno dall’atmosfera o selezionare idrogeno da metano per poi usarli quando necessario. Al momento il prof. Pettinari sta usando il MOF per stoccare la CO2 e trasformarla in un prodotto utile. Inoltre sta sintetizzando dei MOF per assorbire l’acqua dall’aria in zone desertiche. Un chilo di MOF in una notte assorbe un litro d’acqua pulita dall’atmosfera.

Marco Giuliani del Dip. Management – Economia all’Università Politecnica delle Marche, ha poi parlato di Economia circolare e nuovi modelli di business sostenibili, presentando il nuovo corso di laurea dedicato alla tematica. Con le disastrose conseguenze economiche della pandemia si è visto che le aziende non possono avere come unico obiettivo il profitto, per cui oggi si cerca anche una sostenibilità sociale, ambientale ed economica, attraverso un dialogo continuo con le comunità e i dipendenti, la riduzione dell’impatto ambientale, la rigenerazione dei prodotti e il loro riuso, puntando a modelli meno consumistici.

Antonella Amicucci, relatrice del Dipartimento di Scienze biomolecolari all’Università degli studi Carlo Bo di Urbino, è intervenuta sullo “Sviluppo sostenibile della risorsa tartufo nelle Marche: la ricerca per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio”. Da 25 anni fa ricerche sul tartufo, che vive in simbiosi con le radici di numerose piante, sia alberi che arbusti, formando delle associazioni mutualistiche, cioè le micorrize, che si scambiano nutrienti. La tartuficultura consente di recuperare aree disagiate e di riforestare. I tartufi e il terreno circostante sono pieni di batteri, la cui funzione è di favorire lo scambio nutrizionale e contribuire all’aroma, proteggendo il fungo da patogeni. Alcuni ceppi batterici sono in grado di fissare l’azoto, rendendolo disponibile per il sistema fungo – pianta. L’uso di questi ceppi batterici come biostimolanti per la micorizzazione nelle tartufaie coltivate e naturali ha dato risultati positivi, in quanto dopo un anno aumenta il micelio nel terreno. La salvaguardia del tartufo e del suo habitat è quindi uno strumento di sostenibilità e salvaguardia ambientale.

Luca Salvati, ricercatore in Statistica Economica presso il Dip. Economia e Diritto dell’Università degli Studi di Macerata, nel corso del suo intervento su Sostenibilità, desertificazione e cambiamento climatico: il ruolo dei territori ha evidenziato che il rilevamento satellitare è molto importante per evitare di arrivare a situazioni di degrado così come constatabile a soli dieci km da casa sua, dove si trovano circa 3 km2 di terreno ora completamente sterile, che non si è riusciti a mitigare, mentre un cinquantennio prima era fertilissimo. «È molto importante il collegamento e il dialogo degli scienziati tra di loro e con i politici, in modo da avere per tempo leggi intelligenti che evitino una desertificazione latente, con un approccio integrato, in modo da non giungere ad un punto di non ritorno» ha affermato. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha lanciato l’ultimatum: se continueremo così, entro il 2050 rischieremo di avere nei nostri mari più plastica che pesci ed entro il 2100 un quinto dell’Italia sarà desertificato. Nel frattempo il settore agroalimentare per fattori climatici ha già perso 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni e se non agiamo subito saremo i migranti del futuro, perché dopo il 2030 non ci sarà più tempo.

Cristina Franco

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Ancona

“Donne Oppresse”, la tavola rotonda per la tutela dei diritti delle donne

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donne oppresse tavola rotonda per tutela diritti donne

JESI – Grande interesse e partecipazione, in occasione del terzo anniversario dalla fondazione del Soroptimist International Club Jesi, per l’evento intitolato Donne Oppresse organizzato dal club jesino in costante crescita, per lo scorso 25 novembre 2021 alle ore 19,00 presso il Circolo Cittadino di Jesi e seguito  online in diretta Facebook,  in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le  donne e la campagna Orange The world. 

L’iniziativa soroptimista ha avviato il ciclo di manifestazioni ed eventi sul tema promossi dalle diverse associazioni cittadine. La tavola rotonda, condotta con grande esperienza dal giornalista Giovanni Filosa,  ha visto alternarsi Daniela Poggio, Executive Director Global Communications di Angelini Pharma, e Simona Lanzoni, Vicepresidente di Fondazione Pangea e vicepresidente del GREVIO, l’organismo di monitoraggio indipendente della convenzione di Istanbul  sulla prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne del consiglio d’Europa in un approfondimento, per nulla scontato, sulla condizione della donna oggi. La presidente del Soroptimist International Club Jesi Catia Mastantuono ha aperto la serata “Donne Oppresse” con il rituale tocco della campana e dopo aver ringraziato l’Amministrazione Comunale per aver concesso il patrocinio all’iniziativa ed essersi adoperata per l’illuminazione di colore arancione della Fontana dei Cavalli e per la collaborazione con la  Fondazione Pergolesi Spontini nello striscione collocato proprio sulla facciata del Teatro, per promuovere  il numero verde 1522 dedicato a chi intende segnalare situazioni di violenza e per aver realizzato uno spot proprio in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le  donne. I ringraziamenti sono andati anche all’Associazione dei Commercianti del centro di Jesi che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa Soroptimist International Club Jesi allestendo le vetrine con accessori di colore arancione e con un cartonato riportante il numero 1522. Sono state ringraziate anche tutte le altre associazioni e organizzazioni jesine impegnate sul fronte della tutela dei diritti delle donne.

Nel vivace incontro “Donne Oppresse” Daniela Poggio ha sviluppato un intervento ricco di spunti sul tema “Diversità di genere e mondo del lavoro”  puntualizzando le cause del limitato accesso per le donne ai ruoli apicali aziendali  e nei processi decisionali anche attingendo dalla propria esperienza personale e professionale. Simona Lanzoni ha invece narrato con grande intensità, derivante dalla conoscenza diretta,  la condizione delle donne afgane e, in generale, su  “La condizione delle donne rifugiate: da cosa fuggono e di cosa hanno bisogno”. Alcune domande dei presenti e l’intervento della Past President Nazionale Mariolina Coppola ha completato l’incontro che ha preceduto la cena conviviale tra le amiche, le socie del Club e le tante ospiti partecipanti tra cui l’Assessore alle Pari Opportunità di Jesi Marisa Campanelli, l’Assessore all’Ambiente Cinzia Napolitano, Il Direttore della Fondazione Pergolesi Spontini Lucia Chiatti e la Presidente della Consulta delle Donne di Jesi Gianfranca Schiavoni.

Un incontro riuscito che ha fatto riflettere perché, come concluso dalla Presidente Mastantuono, «la violenza contro le donne rappresenta  un concreto ostacolo per  una società giusta, di pace e  sostenibile, un ostacolo che va rimosso con l’impegno quotidiano di tutte e tutti e per cui il Soroptimist International Club Jesi opera e si impegna con le proprie attività culturali, sociali, educative tessendo relazioni utili con il territorio».

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Covid-19, nuovi posti in terapia intensiva nelle Marche

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ANCONA – Attivati 8 nuovi posti letto di terapia intensiva all’Ospedale regionale Torrette di Ancona. Salgono così complessivamente a 246 i posti di terapia intensiva nelle Marche, realizzati in attuazione del DL 34/2020. 

“Ci prepariamo ad affrontare la quarta ondata della pandemia – ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini – non solo implementando le vaccinazioni anti-Covid 19 e le terze dosi ma anche rafforzando gli ospedali per non farci trovare impreparati”.

“Nella scorsa settimana – ha detto Saltamartini – una delegazione di tecnici ed esperti, inviati dal Commissario straordinario per l’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, ha verificato l’attuazione dei posti letto realizzati nelle Marche, potendo riscontrare l’efficienza con cui si è provveduto in merito”.

“Il decreto legge 34/2020, che aveva autorizzato a maggio 2020, 105 nuovi posti intensivi – ha aggiunto Saltamartini – sta trovando completa attuazione e siamo orgogliosi di aver raggiunto questo obiettivo, primi fra altre Regioni su questo importante tema.

“La nostra Regione aveva, infatti, una dotazione standard di 118 posti all’atto dell’insediamento nella nuova Giunta Acquaroli. Il DL 34 ha finanziato per la sanità marchigiana 105 nuovi posti di terapia intensiva, raggiungendo il target di 0,14 posti ogni 1000 abitanti da realizzare nel tempo. Di questi, ad oggi, 80 sono stati realizzati e sono così distribuiti:

–        41 a Pesaro

–        28 a Torrette e 2 all’Ospedale pediatrico Salesi di Ancona

–        4 a Fermo

–        5 a San Benedetto del Tronto

Altri 4 posti entreranno in funzione a Torrette entro gennaio e altri 10 a Fermo, approssimativamente, entro dicembre di quest’anno.

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