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Chieti

Padre e figlio perdono il materassino e rischiano di annegare a Francavilla

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bagnini francavilla al mare salvataggio padre e bambino che hanno perso materassino

Hanno perduto il materassino sul quale si trovavano e si sono trovati in difficoltà al largo di Francavilla al Mare, ma sono stati salvati dagli assistenti bagnini della Compagnia del Mare Lifeguard.

CHIETI – Momenti di tensione e paura ieri a Francavilla al Mare, dove un padre e suo figlio, un bambino di circa cinque anni e mezzo, hanno rischiato di annegare dopo aver perduto il materassino sul quale si trovavano a bordo. I due sono stati salvati dagli assistenti bagnini della Compagnia del Mare Lifeguard.

L’episodio si è verificato ieri, lunedì 10 luglio. Intorno alle 14:00, dai frangiflutti si sono levate le urla di richiesta di aiuto. Subito Iliana Milillo, giovane bagnina, si è diretta sul posto e dopo aver lanciato il baywatch al padre, ha recuperato il bambino e lo ha trasportato a riva. Nel frattempo, sono sopraggiunti anche i colleghi Simone Campili, che ha assistito l’uomo ancora in acqua, e Sofia Di Lillo, a bordo di un pattino con il quale è stato portato in salvo il padre.

Questi è apparso particolarmente provato e si è reso necessario l’intervento del 118. Dopo lunghi accertamenti però, si è ripreso e non si è dovuto pertanto ricorrere al trasporto ed al ricovero in ospedale.

Di Santo Cristian Presidente della Compagnia del Mare Lifeguard commenta così il salvataggio del padre e del figlio che hanno perduto il materassino al largo di Francavilla al Mare: «In mare a volte anche da attività semplici possono sorgere gravi situazioni, di fondamentale importanza è anche la collaborazione tra colleghi che quest’anno grazie ad un piano collettivo più intenso ha reso possibile tali attività congiunte anche attraverso una centrale operativa che monitora e dirige gli interventi; in questa stagione estiva a Francavilla, nonostante siamo ancora agli inizi, diverse attività di recupero sono state portate a buon fine».

Chieti

Maltrattamenti e furti agli anziani in una RSA di Lanciano: 3 indagati

Indagini partite da un controllo sul lavoro sommerso: 5 lavoratori in nero.

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gdf chieti maltrattamenti in una rsa di lanciano

Le condotte del gestore della RSA di Lanciano sono state considerate inumane e lesive per la dignità e per la salute degli anziani degenti, i quali hanno subito diversi tipi di maltrattamenti e furti.

CHIETI – Le indagini sono partite da un controllo sul lavoro sommerso, ma in breve le fiamme gialle si sono rese conto che oltre ai 5 lavoratori impiegati in nero, stava succedendo qualcosa. Così hanno cominciato ad indagare in quella RSA di Lanciano, hanno piazzato telecamere nascoste, hanno ascoltato gli anziani pazienti e i loro famigliari ed hanno effettuato verifiche sulle chat del gestore e dei dipendenti: 3 indagati per maltrattamenti e furti.

In base a quanto ricostruito dai finanzieri del Comando Provinciale di Chieti, i soggetti ai quali è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini, hanno mantenuto «condotte illecite inumane e lesive per la dignità e la salute» di 22 anziani. Tra le altre cose, i degenti erano costretti a letto da un perimetro di armadi a sbarrare loro la strada, oppure non potevano utilizzare il campanello salvavita notturno, perché erano stati tutti staccati. All’inizio dello scorso anno il gestore della struttura non ha comunicato alle competenti Autorità Sanitarie dell’insorgenza di un focolaio di scabbia e sono stati registrati episodi di sostituzione dei farmaci, nei quali i relativi flaconi venivano riempiti con acqua. Un anziano ha anche subito il furto di circa 7 mila euro mediante ripetuti prelievi di denaro effettuati sempre dal titolare della struttura.

Oltre a lui, un quarantacinquenne di Lanciano, sono stati risucchiati dalle indagini anche una delle dipendenti della residenza sanitaria, una donna di 52 anni di Lanciano, ed un soggetto di 63 anni di Paglieta, collegato da conoscenza pregressa al gestore.

«Una vicenda amara e con dei risvolti inquietanti», così la definisce il Comandante Provinciale, Colonnello Michele Iadarola, nell’esprimere piena solidarietà ai poveri anziani che, «nella loro condizione di evidente fragilità, sono stati oltraggiati nell’animo e defraudati nelle sostanze».

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Chieti

Carenza d’acqua a Fossacesia, il sindaco scrive alla Sasi: «è emergenza idrica»

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Lanciano interruzione servizio idrico 21 comuni senza acqua rottura condotta Sasi

Enrico Di Giuseppantonio chiede alla Società Abruzzese per il Servizio Idrico Integrato di convocare un tavolo con tutti i sindaci serviti dalla società, per capire come affrontare l’ «emergenza idrica» a Fossacesia e negli altri comuni afflitti dal problema.

CHIETI – «La carenza di acqua e le continue interruzione della fornitura idrica stanno assumendo le caratteristiche di una emergenza, che merita di essere affrontata in modo serio. Per questa ragione, chiederò al presidente della Sasi, Gianfranco Basterebbe, di convocare al più presto un’assemblea tra tutti i sindaci serviti dalla società, in modo da capire come si potrà risolvere un problema che quest’anno si è fatto più pesante per tutti gli utenti». A chiedere la convocazione di un incontro è il sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, alle prese con razionamento o mancanza di acqua nei rubinetti nel suo comune: «Siamo in una vera e propria emergenza idrica».

«Fossacesia è un comune che vive di turismo, che ogni anno, in estate, vede triplicare la popolazione. Ci sono villeggianti, ma anche attività commerciali, aziende agricole, che soffrono oltre il dovuto la carenza d’acqua – ammette Di Giuseppantonio – e chiedono le ragioni per le quali scarseggi. E’ giusto dare loro una risposta. E’ quindi importante un confronto con la Sasi, anche per capire se sono stati stanziati fondi dal Pnrr necessari per eseguire lavori di sostituzione o di rifacimento delle rete idrica». «Siamo in una vera e propria emergenza idrica- conclude il sindaco Di Giuseppantonio- Tutti, dobbiamo cercare di risolvere definitivamente il problema: Governo, Regione, Comuni, Ersi e Sasi». 

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Controlli a tappeto della Guardia Costiera: 1500 chili di prodotto ittico sequestrati

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controlli a tappeto abruzzo e molise sul settore ittico della guardia costiera di pescara

Si è da poco conclusa l’operazione Mistral del Centro di controllo area pesca della Direzione Marittima di Pescara finalizzata al controllo della filiera ittica.

PESCARA – Oltre 150 ispezioni su tutto il territorio di competenza, tra Abruzzo e Molise, che si sono concluse con il il sequestro di circa 1500 kg di prodotto ittico e svariati attrezzi da pesca non conformi, mentre le sanzioni ammnistrative contestate superano i 25 mila euro. Si è conclusa da pochi giorni l’operazione Mistral della Guardia Costiera di Pescara, con controlli a tappeto su tutta la filiera ittica.

Il personale in forza a tutti gli Uffici della Direzione Marittima, da Martinsicuro a Campomarino, ha intensificato l’attività di vigilanza e monitoraggio sulle attività di pesca, dallo sbarco fino alla commercializzazione del pescato. I controlli hanno riguardato pescherie, ristoranti e grandi centri di smistamento e spedizione di prodotto ittico dell’Abruzzo e del Molise.

Diverse le violazioni contestate dalla Guardia Costiera di Pescara durante i controlli a tappeto nel settore ittico. Tra le principali vi sono la pesca di prodotto in quantità superiori a quelle autorizzate ed il cosiddetto novellame, ovvero lo sbarco, il trasbordo e la commercializzazione di esemplari di taglia inferiore alla taglia minima di riferimento .

I militari della Guardia Costiera hanno anche intercettato lungo lungo l’asse autostradale diversi furgoni isotermici, diretti per lo più verso Roma, utilizzati per il trasporto dei prodotti ittici, ma privi, in alcuni casi, di qualunque documento che potesse attestarne la tracciabilità.

Controlli particolari hanno riguardato il settore dedito alla commercializzazione delle vongole, specie nei grandi centri di distribuzione dove transitano ingenti quantitativi di prodotto ittico, sempre più spesso non accompagnato da alcuna documentazione o in difformità alla normativa di settore.

È proprio in tale contesto che, in occasione di un’ispezione ad un centro di spedizione di molluschi bivalvi, sono stati sequestrati circa 800 kg di prodotto ittico privo di qualsiasi documentazione a supporto della tracciabilità e quindi immesso illegalmente nel circuito commerciale.

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