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L'Aquila

Rigopiano, la prima sentenza a cinque anni dalla tragedia: non fu il terremoto a provocare la valanga

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prima sentenza su tragedia Hotel Rigopiano

Secondo il Tribunale Civile di Milano, la frana che travolse in pieno l’hotel Rigopiano, uccidendo 29 persone, non fu provocata dalle scosse di terremoto che stavano colpendo l’Abruzzo. Alla base della tragedia, la costruzione della struttura in una zona non sicura.

Il 18 gennaio del 2017 una valanga franò sopra l’hotel Rigopiano, una quarantina di chilometri da L’Aquila, uccidendo 29 persone che rimasero intrappolate sotto a ghiaccio e neve. A cinque anni da quei terribili e drammatici momenti, arriva la prima sentenza relativa alla tragedia del Rigopiano, che respinge la tesi secondo la quale la valanga fu provocata dal terremoto.

Quel giorno infatti, l’Abruzzo stava facendo i conti con una nevicata straordinaria, che paralizzò l’intero territorio. Contemporaneamente, diverse e potenti scosse di terremoto interessarono non soltanto quella regione. Tuttavia, in base a quanto ricostruito dalla Sesta sezione del tribunale civile di Milano, non furono i movimenti sismici a provocare la caduta di neve, ghiaccio e poi alberi e detriti, ma il distacco avvenne naturalmente. La tragedia dunque, in base alla prima sentenza del Tribunale Civile di Milano, non sarebbe da imputare ad una tragica ed imprevedibile fatalità, ma al fatto che l’hotel Rigopiano era ubicato in un punto in cui non doveva stare.

Questo emerge a cinque anni dall’evento che scioccò tutto il Paese, dalla prima sentenza relativa ad esso. Si tratta di quella relativa al ricorso di indennizzo, respinto, da parte di una compagnia assicurativa che invece invocava il nesso di causalità tra terremoto e valanga. Il processo a Pescara invece non è ancora entrato nel vivo, ma c’è chi dice che entro la fine dell’anno si potrebbe giungere ad una sentenza.

Abruzzo

Aielli sempre più internazionale: arrivano le telecamere di una televisione cinese

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aielli in onda sulla televisione cinese

L’AQUILA – Aielli, il paese marsicano diventato negli anni un museo a cielo aperto, continua a raccogliere consensi anche a livello internazionale: la televisione China Global Television Network, il più grande gruppo media della Repubblica Popolare Cinese, è giunta nel paese per un reportage dedicato alle bellezze italiane.

Così il sindaco Enzo Di Natale sui social:

«Non avrei mai pensato che un giorno sarebbero venuti ad intervistarmi reporter del più grande gruppo media della Repubblica Popolare Cinese.

Oggi è successo.

Un giornalista della televisione cinese China Global Television Network è stato ad Aielli per un reportage dedicato ai murales.

A primavera Aielli sarà in onda sulle televisioni di una nazione che conta più di un miliardo di persone.

E pensare che fino a qualche anno fa non ci conoscevano nemmeno in provincia…»


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Chieti

Abruzzo fra due allerte: gialla per neve, arancione per valanghe

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L’AQUILA – Il dicembre appena trascorso è stato il più caldo della storia recente per la Regione, con temperature al di sopra della media dal 1991 ad oggi. Gennaio tuttavia ha portato con sé il gelo dell’inverno, che ha attanagliato l’Abruzzo che si trova ora costretta a fare i conti con due allerte meteo, una gialla per quanto riguarda precipitazioni piovose e nevose, l’altra arancione per il rischio valanghe.

L’allerta gialla per neve prevede nevicate sparse su Abruzzo e Molise al di sopra dei 700 metri, anche abbondanti. Avviso analogo per Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e su settori di Emilia-Romagna, Campania e Sardegna.

Il rischio valanghe invece, la seconda delle due allerte meteo, riguarda tutte e cinque le zone di allerta d’Abruzzo: aree Gran Sasso Est, Gran Sasso Ovest, Maiella e Parco Nazionale d’Abruzzo,  e area di rischio Velino-Sirente.

Tutto questo dopo che ieri il Cetemps, il Centro di eccellenza in telerilevamento e modellistica previsionale di eventi severi, che fa capo all’Università dell’Aquila, ha diffuso i dati relativi alle temperature nel periodo 1991-20221. Lo studio evidenzia come il mese appena trascorso sia stato il dicembre più caldo della storia recente, con temperature di 3,5 gradi centigradi in media più elevate e scarsa piovosità. La zona in cui gli effetti del riscaldamento globale sono stati più evidenti è quella del chietino.

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L'Aquila

Terremoto dell’Aquila, nuova condanna per il Governo

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La Presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà a risarcire con 6 milioni di euro 20 parti civili per le rassicurazioni del 31 marzo 2009. Seconda condanna per il governo per il terremoto di L’Aquila, dopo quella di dicembre: 8 milioni a 30 parti civili.

L’AQUILA – Il Tribunale Civile ha emesso una nuova condanna nei confronti del governo sul terremoto che colpì L’Aquila nel 2009, relativamente alle rassicurazioni date alla popolazione alla vigilia delle scosse. La Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata infatti condannata al risarcimento di 6 milioni a 20 parti civili. Lo scorso dicembre una prima condanna: risarcimento da 8 milioni a 30 parti civili. Ne ha dato notizia l’edizione regionale del telegiornale Rai.

Le condanne sono relative alle rassicurazioni che Bernardino De Bernardinis, ex numero due del Dipartimento nazionale di Protezione Civile, fece al termine della riunione della Commissione Grandi Rischi a L’Aquila il 31 marzo 2009, a cinque giorni dalle scosse che hanno provocato 309 morti e centinaia di sfollati e feriti. La città da diversi mesi stava facendo i conti con un persistente sciame sismico. Le rassicurazioni date alla popolazione avrebbero contribuito ad un numero così elevato di vittime: le persone, convinte di non correre pericoli, sarebbero rimaste nelle proprie case, anziché cercare rifugio dopo le prime scosse.

Anche in questo caso il risarcimento verrà suddiviso alle parti civili in base al danno subito e non in parti uguali. La Commissione Grandi Rischi è un organo consultivo della Presidenza del Consiglio e per questo motivo è stata condannato il governo in sede civile rlativamente alle rassicurazioni che precedettero il terremoto dell’Aquila. De Bernardinis invece, è stato condannato a due anni.

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