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Pesaro-Urbino

Tremendo incidente tra due mezzi pesanti a Marotta: un uomo ricoverato in ospedale

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PESARO-URBINO – Ancora un incidente stradale in autostrada, ma questa volta i cantieri del “tratto maledetto” non c’entrano. Ieri sera, martedì 28 febbraio, si è verificato intorno alle ore 19:00 un tremendo incidente stradale, che ha visto coinvolti due mezzi pesanti, in autostrada A14, all’altezza del comune di Marotta: due camion si sono scontrati violentemente. Ferito in maniera seria un conducente, che è stato trasferito in codice rosso all’ospedale di Torrette.

Uno dei due, trasportava furgoni, caricati sulla ribalta. In seguito allo scontro, gran parte dei mezzi si è ribaltata ostruendo la strada, invasa anche da detriti di varia natura. Le cause dello scontro non sono ancora chiare e gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire la dinamica del sinistro. Secondo le prime indiscrezioni però, l’incidente stradale si sarebbe verificato durante una manovra di sorpasso.

Sul luogo in cui si è verificato un incidente stradale tra due camion, in A14 a Marotta, oltre al personale sanitario, anche una squadra dei vigili del fuoco, che ha assistito il 118 e poi ha proceduto con le operazioni di messa in sicurezza dell’area.

Ascoli Piceno

Coldiretti Marche: «campagne bombardate dalla grandine, danni irreversibili»

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ASCOLI PICENO – L’ondata di maltempo che si è abbattuta sulle Marche nei giorni scorsi ha lasciati ben visibili i segni del suo passaggio: colture distrutte, smottamenti, alberi caduti e campi allagati. Con il fenomeno più temuto, la grandine, che nel tardo pomeriggio di venerdì 12 maggio, ha bombardato le province di Pesaro Urbino, Macerata e Ascoli Piceno. La Coldiretti fa la conta dei danni provocati da grandine e maltempo sulle campagne delle MArche.

Coldiretti Pesaro Urbino ha registrato danni irreversibili su vigne, grano, girasole, mais, frutteti in zona Tavernelle di Pesaro, Carignano di Fano, a Mombaroccio e Vallefoglia. A Cartoceto sono stati segnalati smottamenti. La grandine è arrivata dopo giorni di piogge che quest’anno, a differenza di altre aree del Paese, non sono mancate. «Stiamo andando a verificare i danni che, dove la grandine ha colpito, sono senza appello – spiega Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti PU – soprattutto in questa fase stagionale quando le piante vengono danneggiate in modo tale da impedirne il futuro sviluppo». Tra Grottammare e Ripatransone è stata colpita la zona dei vivai.

«Flagellato l’alloro, l’oleandro ma è partita la conta dei danni anche per quel che riguarda i vigneti che abbiamo in quella zona – precisa Francesco Goffredo, direttore di Coldiretti Ascoli Fermo – e siamo in contatto con i due Comuni per la richiesta dello stato di calamità.

Questa mattina le imprese sono impegnate nel tentativo di cicatrizzare le ferite sulle piante. Nell’areale dove la grandine ha colpito maggiormente, si stimano danni anche del 50% della produzione. Danni meno rilevanti anche su grano, orzo e favino». Danni ingenti anche a Monte San Martino (Macerata) su frutta, vigne. «L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – conclude la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne».

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Pesaro-Urbino

In tremila a Pesaro per dire no alla realizzazione del biolaboratorio

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biolaboratorio pesaro

Un Primo Maggio alternativo per diverse sigle no vax ed anti green pass, che si sono radunate a Pesaro da tutta Italia per protestare contro la realizzazione di un biolaboratorio di livello 3, struttura dell’Istituto Zooprofilattico Marche e Umbria.

PESARO – Secondo gli organizzatori della manifestazione di protesta contro la realizzazione di un biolaboratorio, i partecipanti erano circa tremila, provenienti da tutta Italia. La struttura, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Marche e dell’Umbria, sarebbe destinata allo «studio di animali colpiti da malattie virali o batteriche», come reso noto dal consigliere Andrea Marchionni della Lega, che aveva chiesto informazioni sulla natura della struttura. Chiarimenti che gli sono stati forniti dall’Izsum, in seguito ai quali il leghista ha ritenuto l’opera «compatibile con la localizzazione».

Non sono altrettanto convinti coloro che hanno risposto all’adunata di “Stop ai biolaboratori in Italia”, che si sono radunati a Pesaro per protestare contro l’opera. Diverse le sigle che hanno aderito, dalle sigle no vax 3V, al “Popolo delle Partite Iva”. Una di esse si è rivolta direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di annullare la delibera di alienazione del terreno disposta dal comune si Pesaro.

Il motivo per cui tante persone hanno deciso di passare un Primo Maggio alternativo in zona Torraccia a Pesaro è il timore, diffusosi sul web, che la struttura possa ospitare strani esperimenti, non meglio specificarti, potenzialmente pericolosi. Alcuni temono che la località rivierasca possa trasformarsi nella «Nuova Wuhan», come ha titolato la piattaforma Byoblu, che ha a più riprese espresso posizioni vicine a quelle più intransigentemente no vax e no green pass. Timori che non hanno evidentemente concretezza al momento, dato che la struttura non è ancora stata realizzata e che non ospiterà esperimenti simili alla manipolazione genetica, bensì ospiterà “stalle” per l’osservazione e lo studio di capi di bestiame destinata alla macellazione colpiti da patologie.

Eppure ai partecipanti alla manifestazione, e ai tanti che hanno manifestato supporto su social e chat, solo l’idea di un biolaboratorio a Pesaro, o in altre parti d’Italia, spaventa. Per questo motivo si sono radunati a Pesaro nel corteo per manifestare la contrarietà all’opera esibendo cartelloni con su scritto, ad esempio, «Giù le mani dall’Italia”.

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Ancona

Polo Intermodale delle Marche, sopralluogo dei viceministri Rixi e Bignami

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I viceministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Galeazzo Bignami e Edoardo Rixi ieri sono stati accompagnati dal Presidente di Regione Marche Francesco Acquaroli in un sopralluogo al porto di Ancona, all’aeroporto di Falconara e all’interporto di Jesi, in vista della realizzazione del polo intermodale delle Marche.

ANCONA – Un polo intermodale che possa collegare meglio l’aeroporto di Falconara, il porto di Ancona e l’interporto di Jesi, nei cui paraggi sorgerà una grande hub logistica di Amazon, per rendere sempre più competitiva Regione Marche. Questa è la finalità del progetto per il quale I viceministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Galeazzo Bignami e Edoardo Rixi hanno effettuato un sopralluogo nelle strutture interessate, accompagnati dal presidente Acquaroli.

I collegamenti tra i tre snodi non sono propriamente agevoli. L’obiettivo è proprio quello di sviluppare ed implementare le vie di scambio e comunicazione fra i tre punti nevralgici. Solo per gli interventi relativi all’interporto sono in arrivo 43 milioni di euro. Per quanto riguarda l’aeroporto, verranno attivate nuove tratte, mentre per il porto gli amministratori hanno concordato sulla necessità di  investire sull’ampliamento delle banchine e dello scalo. Dal punto di vista delle opere infrastrutturali, è in agenda il completamento della tratta ferroviaria funzionale che collegherà l’interporto al porto. «A marzo – ha detto Rixi potrebbe iniziare la cantierizzazione delle opere con una prospettiva quadriennale».

«C’è un patrimonio importante che va messo a sistema per produrre risultati – il commento di Acquaroli -. Oggi abbiamo un’area strategica dove si è insediato uno dei più grandi player della logistica mondiale. Ancona e tutte le Marche hanno tutte le potenzialità per diventare un hub molto attrattivo soprattutto guardando verso est. Continueremo a lavorare per rendere sempre più efficienti tutte e tre le infrastrutture con gli investimenti necessari».

Secondo Bignami inoltre «dobbiamo prepararci ad avere una capacità logistica superiore rispetto a quella a cui siamo abituati altrimenti rischiamo di perdere opportunità che si potrebbero andare a creare nei prossimi anni con la fine della guerra e la ricostruzione nell’Est Europa».

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