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Editoriale

Family Day: una manifestazione per negare i diritti altrui

Maria Giulia Mecozzi

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“Due milioni di persone a Roma, sono scese al Circo Massimo per il Family Day, organizzato in difesa della Famiglia tradizionale”. E’ questo, più o meno, il titolo che campeggia a caratteri cubitali su tutte le prime pagine dei nostri quotidiani nazionali. Insomma, numeri e ancora numeri. Mai nessuno che facesse emergere la “sostanza” di quanto accade in questo Paese. Che sia un modo per mascherarla? Tuttavia, una cosa è certa: il “Family Day”, così com’è stato concepito, si è dimostrato, nonostante l’apparenza, uno dei momenti più antidemocratici della storia della nostra democrazia. Spieghiamo il perché.

La manifestazione nasce in risposta a quanti la scorsa settimana sarebbero scesi in Piazza a sostegno del ddl Cirinnà. Il disegno di legge è stato concepito in due parti: la prima riguarda le coppie omosessuali e prevede sia l’adozione del figlio del partner (stepchild adoption) sia la reversibilità della pensione. La seconda, invece, è dedicata alle convivenze di fatto per etero e omosessuali. Senza entrare troppo nel dettaglio, si può dire che, con questa legge, sia le coppie composte da persone dello stesso sesso che non, potranno finalmente vedere riconosciuti i loro diritti ed essere qualificate come specifiche formazioni sociali, potento usufruire di un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile.

Le polemiche che hanno scatenato la Piazza del Family Day riguarderebbero principalmente due punti: l’equiparazione del matrimonio all’unione civile, cosa invece assolutamente non prevista nel ddl; e la stepchild adoption, ossia l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partener per le coppie dello stesso sesso. “La famiglia – dicono – è solo una, formata da un padre, una madre e figli”. Inoltre, la giornata del Family Day nasce in contrapposizione a quella del 23 Gennaio (definita anche “Svegliati Italia”), quando in tutte le Piazze italiane si sono svolte manifestazioni in favore delle unioni civili e quindi dell’approvazione del ddl Cirinnà.

All’apparenza, entrambe le manifestazioni potrebbero sembrare legittime e di egual natura. Eppure, se ci riflettiamo bene, non è così. Quanti si sono uniti al Family Day non hanno manifestato per la difesa dei propri diritti, bensì, per la negazione dei diritti altrui. Chi si schiera in difesa della “famiglia tradizionale” e del suo modello di coppia, in realtà, non fa altro che negare i diritti di Altri, perché darebbero origine a qualcosa di “differente”. Questo “differente”, proprio perché tale, è qualcosa che dovrebbe essere negato e a cui non andrebbe riconosciuta l’esistenza. Un differente che invece, un Paese civile, ha il dovere di includere e riconoscere, ovviamente  se esso non va a ledere gli altrui  diritti e non mi pare questo il caso.
Fa sorridere, inoltre, quanti parlano di “famiglia” come qualcosa di  “naturale”. La famiglia, il matrimonio, sono tutte istituzioni create dall’uomo e come tale non hanno nulla di naturale. Lo “stato di natura” è tutt’altra cosa e non ha nulla di umano e pacifico. Ma non è questa la sede per affrontare un discorso che sarebbe troppo lungo e complesso. E fanno sorridere ancor di più, quei politici e benpensanti schierati a favore di una famiglia tradizionale che, loro stessi o non sono riusciti a creare o a mantenere unita.

Ancora una volta l’Italia ha dimostrato di  non tollerare il cambiamento e soprattutto quanto può apportare un miglioramento in termini di civiltà e favorire il riconoscimento dei diritti di qualcun altro che altrimenti, per la società, risulterebbe morto.

Abruzzo

Stato di emergenza Covid-19 in proroga fino al 31 dicembre

La scadenza era fissata al 31 luglio

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Verso una proroga fino al 31 dicembre in Italia dello stato di emergenza Covid varato il 31 gennaio e in scadenza al 31 luglio. A quanto apprende l’ agenzia Adnkronos Salute è in corso la valutazione di questa decisione che potrebbe comportare, tra le altre cose, anche la proroga del ricorso allo smartworking.

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Editoriale

Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina

Dopo il fatto in Liguria, qualche riflessione

Marco Capriotti

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Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina. L’educazione al tempo del Covid-19. Gentili Lettori,preferisco sempre parlare di sport o di cronaca negli ultimi tempi, abbiamo cercato di darvi come redazione tutte le informazioni del caso sul coronavirus, ma permettetemi, da semplice cronista, questo piccolo editoriale a titolo personale, ma sentito.

Purtroppo dobbiamo segnalare anche questo fatto spiacevole in Liguria. Una donna è stata invitata dalla capotreno ad indossare la mascherina. La reazione è stata, dopo una lunga serie di insulti, uno sputo. Un gesto di maleducazione da condannare, che va oltre la civiltà ed il rispetto. La corsa del treno è stata giustamente fermata e la donna aggredita ovviamente abbastanza sconvolta. Non è sicuramente il primo caso: https://www.ilmartino.it/2018/02/avezzano-minaccia-la-capotreno-un-cacciavite-arrestato/

Dalle “gazzette locali” riportiamo la dichiarazione dei sindacati. “Da tempo il sindacato chiede più personale a terra e a bordo per gestire la situazione delicata che si è venuta a creare, per scongiurare appunto questi fatti – scrivono in una nota le segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl, Ferovieri Fast e Orsa – Invitiamo Trenitalia a intervenire aumentando l’offerta commerciale e attivando tutte le risorse in forza, predisponendo campagne di assunzioni e riattivando il servizio antievasione regionale”.

Purtroppo tutte le belle parole, i canti sui balconi, ne usciremo meglio… un c***o (scusate il francesismo). Gli editorialisti seri farebbero grande utilizzo di vocaboli, io sono più diretto in questo caso.Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina, ecco il risultato.

I maleducati, prepotenti ed incivili ci saranno sempre. Se ci sono delle regole da rispettare, anche se possono sembrare antipatiche, bisogna rispettarle. Non credo piaccia a nessuno andare in giro con una museruola,a meno di qualche strana pratica un po’ perversa (non giudico). Però dove sembrava non esserci necessità di regole per impostazione politica (USA, Brasile e Regno Unito) o per stato sociale (Svezia) i risultati sono visibilissimi.

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Abruzzo

Il Reddito di Emergenza: che cos’è e come richiederlo. Tutte le info

Carlo Di Natale

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Il Reddito di Emergenza, da ora in poi REm, che cosa è? È una misura di sostegno al reddito (istituita con decretolegge n. 34 del 19 maggio, articolo 82, a decorrere dal mese di maggio 2020) introdotta per supportare i nuclei familiari in condizioni di difficoltà, come conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e in possesso di determinati requisiti di residenza ed economici, patrimoniali e reddituali.  

REQUISITI 

Il REm è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti: 

  1. residenza in Italia al momento della domanda, verificata con riferimento al solo componente richiedente il beneficio; 
  2. un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio; 
  3. un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 (verificato al 31.12.2019) inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000; il massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’Indicatore dell’ISEE
  4. un valore dell’Indicatore dell’ISEE, attestato dalla DSU valida al momento di presentazione della domanda, inferiore ad euro 15.000.

Di seguito alcuni esempi di calcolo del valore massimo di reddito familiare compatibile con il REm: 

Composizione nucleo  Scala di equivalenza  Soglia del reddito familiare ad aprile 2020 
Un adulto  1  400 euro 
Due adulti  1.4  560 euro 
Due adulti e un minorenne  1.6  640 euro 
Due adulti e due minorenni  1.8  720 euro 
Tre adulti e due minorenni  2*  800 euro 
Tre adulti (di cui un disabile grave) e tre minorenni  2.1**  840 euro 

INCOMPATIBILITÀ CON REDDITI E PRESTAZIONI 

Il Rem non è compatibile con la presenza, nel nucleo familiare, di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decretolegge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ovvero di una delle indennità disciplinate in attuazione dell’articolo 44 del medesimo decretolegge ovvero di una delle indennità di cui agli articoli 84 e 85 del decretolegge n. 34 del 19 maggio 2020. 

Si tratta delle indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 appartenenti alle seguenti categorie: 

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni INPS; 
  • liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata; 
  • lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione separata; 
  • lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori dello spettacolo; 
  • lavoratori agricoli; 
  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori intermittenti; 
  • lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; 
  • incaricati alle vendite a domicilio; 
  • lavoratori domestici. 

Il Rem non è altresì compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni: 

  1. essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità; 
  2. essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo; 
  3. essere percettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza, di cui al Capo I del decretolegge n. 4 del 2019, ovvero delle misure aventi finalità analoghe di cui all’articolo 13, comma 2, del medesimo decretolegge. 

La domanda deve essere presentata all’INPS entro il termine perentorio del 30 giugno 2020, attraverso i seguenti canali: 

  • i centri di assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  • gli istituti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152; 
  • il sito internet dell’INPS, autenticandosi con PIN, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e CIE (Carta di Identità Elettronica). 

IMPORTO DEL BENEFICIO 

Il beneficio economico del Rem è determinato in un ammontare pari a 400 euro mensili, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, del decretolegge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

L’importo del beneficio economico non può comunque essere superiore a euro 800 mensili, elevabili a euro 840 solo in presenza di disabili gravi o non autosufficienti e nei casi sotto descritti. Il parametro della scala di equivalenza è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di 18 anni e di 0,2, per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2, ovvero fino ad un massimo di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, così come definite ai fini ISEE.

La scala di equivalenza non tiene conto dei soggetti che si trovano in stato detentivo, per tutta la durata della pena, o sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra Pubblica Amministrazione. Ad esempio: 

  1. nucleo familiare composto da tre componenti, due maggiorenni ed uno minorenne, la scala di equivalenza è pari a 1,6, l’importo è pari a 400*1,6=640 euro mensili;
  2. nucleo familiare composto da quattro componenti, tutti maggiorenni, di cui uno disabile grave, la scala di equivalenza è pari a 2,2; l’importo mensile sarebbe pari a 400*2.2=880 euro. Tuttavia, in ragione del limite massimo della scala di equivalenza (2.1), l’importo mensile del beneficio sarà pari ad 840 euro 

Previa verifica della sussistenza di tutti i requisiti di legge, Il Rem è erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Quindi, se la domanda è presentata entro il 31 maggio 2020 saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se è presentata nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020. 

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